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Del bello e del Brutto

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Del bello e del Brutto
Del bello e del Brutto
Platone nei suoi Dialoghi discute a più riprese del Bello e del Brutto, ma
di fronte alla grandezza morale di Socrate sorride del suo aspetto di
sileno. Non è un caso se, con la tarda età classica e soprattutto con l’era
cristiana, la problematica del Brutto si fa più complessa.
di Umberto Eco
Ogni cultura, accanto a una propria concezione del Bello, ha sempre affiancato una
propria idea del Brutto, anche se dai reperti archeologici di solito è difficile stabile se
quello che è raffigurato fosse realmente considerato brutto:agli occhi di un occidentale
contemporaneo certi feticci, certe maschere di altre civiltà sembrano rappresentare
essere orribili e deformi, mentre per i nativi possono o potevano essere raffigurazioni di
valori positivi. La mitologia greca era ricca di figure quali fauni, ciclopi, chimere e
minotauri, o divinità come Priapo, considerate mostruose ed estranee ai canoni di
Bellezza espressi dalla statuaria di Policleto o di Prassitele; tuttavia l’atteggiamento verso
queste entità non era sempre di ripugnanza.
Platone nei suoi Dialoghi discute a più riprese del Bello e del Brutto, ma di fronte alla
grandezza morale di Socrate sorride del suo aspetto di sileno. Varie teorie estetiche,
dall’antichità al medioevo, vedono il Brutto come un’antitesi del Bello, una disarmonia
che viola le regole di quella proporzione su cui si fonda la bellezza, si fisica che morale, o
una mancanza che sottrae a un essere ciò che per natura dovrebbe avere, In ogni caso si
ammette un principio che viene osservato quasi uniformante: seppure esistono esseri e
cose brutte, l’arte ha il potere di rappresentarle in modo bello, e la Bellezza ( o almeno la
fedeltà realistica) di questa imitazione rende il Brutto accettabile.
Le testimonianze di questa concezione non mancano, da Aristotele sino a Kant . Se ci
fermiamo dunque a queste riflessioni, la questione è semplice: esiste il Brutto che ci
ripugna in natura ma che diventa accettabile e persino piacevole nell’arte che esprime e
denuncia “bellamente” la bruttezza del Brutto, inteso in senso fisico e morale. Ma sino a
che punto una bella rappresentazione del Brutto ( e del mostruoso ) non lo rende in
qualche misura affascinante ? Già il Medioevo si era posto il problema di una bella
rappresentazione del Diavolo e la questione riapparirà in tutta la sua forza nell’età
romantica.
Non è un caso se, con la tarda età classica e soprattutto con l’era cristiana, la
problematica del Brutto si fa più complessa. Lo dice molto bene Hegel in una sua pagina
dove avverte che, con l’avvento della sensibilità cristiana e dell’arte che la esprime,
diventano centrali ( specie per quanto riguarda la figura di Cristo e dei suoi persecutori )
il dolore, la sofferenza, la morte, la tortura e le deformazioni fisiche che subiscono sia le
vittime che i carnefici.
Da “ Storia della Bellezza” di Umberto Eco – Bompiani, 2005
Redazione
(20/04/2015)
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