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Il culto del Duce – L`incontro con la folla Milano, 25 ottobre 1932

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Il culto del Duce – L`incontro con la folla Milano, 25 ottobre 1932
Il culto del Duce – L’incontro con la folla
Milano, 25 ottobre 1932
Forlì, 30 ottobre 1932
Propaganda audiovisiva nel fascismo
Î 1924: costituzione de L’Unione Cinematografica Educativa (acronimo
LUCE, poi sostantivato), grazie ai finanziamenti di diversi organismi statali
Î 1925 (r.d.l. 5 novembre): l’Istituto Nazionale Luce diventa formalmente
un ente alle dipendenze del governo
Î 1926: per legge i cinegiornali vengono proiettati obbligatoriamente in
tutte le sale cinematografiche
Î 1926‐1931: 400 cinegiornali senza sonoro
Î 1931‐1940: 1693 cinegiornali sonori
Î 1934: impiego della voce fuori campo
Dal dopoguerra alla crisi del 1929
Î Inflazione e riconversione economica
Î Spese per la guerra
Î Indebitamento
I d bit
t
Î Aumento del p
prelievo fiscale
Î Aumento della monetazione
Î Crescita dell’inflazione
Î Ne subiscono le conseguenze negative soprattutto i soggetti a
reddito fitto (impiegati, operai, proprietari di immobili o di terre)
Conversione industriale
Î Le
L linee
li
produttive
d i belliche
b lli h devono
d
adattarsi
d
i alla
ll produzione
d i
di nuovii prodotti,
d i o
devono diminuire i livelli produttivi
Î Riallocazione dei reduci sul mercato del lavoro / Sul breve periodo:
periodo aumento della
disoccupazione – diminuzione delle retribuzioni / Sul medio periodo: diminuzione
dell’occupazione femminile
Î Aumento della conflittualità sociale e sindacale
Scioperanti nel Scioperanti
nel
settore industriale, 1905 23
1905‐23
Il tramonto dell’egemonia economica europea
Î Produzione industriale europea tutta concentrata nello sforzo bellico
p occupati
p dalle p
produzioni americane e ggiapponesi
pp
Î Mercati extraeuropei
Î Andamento della produzione industriale globale in USA ed in Europa tra 1913 e
1920:
USA
+ 22%
Europa
‐23%
Î Titoli del debito pubblico europeo, emessi durante la guerra per finanziare lo
sforzo bellico, piazzati massicciamente presso le banche statunitensi
Î 1920: 30% degli investimenti globali delle banche americane sono collocati in titoli
di debito o azionari europei
Î Inversione del rapporto USA‐Europa: bilancia dei pagamenti favorevole per gli USA
Il problema delle riparazioni di guerra ‐ 1
Î Riparazioni di guerra a carico della Germania: 132.000.000.000 dm
Î Circuito economico:
riparazioni
p
pagate
p
g
dalla Germania Î a Francia e Gran Bretagna
g
che
vorrebbero impiegarle Î per pagare interessi e debito alle banche
statunitensi
Î I governi tedeschi rispondono incoraggiando la svalutazione del marco,
con un’emissione incontrollata di carta moneta Æ effetto dimostrativo; Æ
effetto sul debito pubblico tedesco; Æ conseguenze negative sui
risparmiatori tedeschi
Î Gennaio 1923: poiché la Germania non ha iniziato a saldare le
riparazioni di guerra, gli eserciti francese e belga occupano la Ruhr Æ per
ritorsione la produzione carbonifera viene sospesa e le linee ferroviarie
ritorsione,
isolate
Il problema delle riparazioni di guerra ‐ 2
Î autunno 1923: mutamento di politica economica in Germania: stop alla monetazione; taglio della
spesa pubblica; aumento delle imposte; rientro forzoso dei capitali dall’estero
Î gennaio 1924: Conferenza internazionale per le riparazioni di guerra – Piano di Charles Dawes, che
prevede l’obbligatoria rivalutazione del marco; la rateizzazione dei risarcimenti che devono essere
pagati dalla Germania; la possibilità per la Germania di ricevere prestiti internazionali
Î agosto 1924: rivalutazione del marco tedesco
Î Banche e risparmiatori americani possono investire in titoli del debito pubblico tedeschi o in azioni
di imprese tedesche:
Î Nuovo – ed efficiente – circuito economico:
finanziamenti USA a Germania che Î permettono il pagamento delle riparazioni tedesche a Francia,
Francia
Regno Unito, Italia, che Î pagano interessi e debiti a USA che Î – e qui il circuito ricomincia –
concedono nuovi finanziamenti a Germania … e così via di seguito
Î giugno 1929: una nuova Conferenza internazionale approva il piano di Owen Young che precisa il
ritmo della rateizzazione dei risarcimenti: la Germania deve pagare 2 miliardi di marchi all’anno per i
seguenti 58 anni
Î 1925‐1929: ciclo di positiva ripresa economica
Negli Usa ‐1
Î Amministrazioni repubblicane (Warren Harding – 1920‐23;
1920 23; Calvin Coolidge – 1923‐29)
1923 29)
Î 1920: voto esteso alle donne sul piano federale
Î Politica economica: minori tasse sui redditi; innalzamento delle tariffe doganali (1921 =
dal 21 al 38%); smantellamento della legislazione anti‐trust Æ aumento della
concentrazione
co
ce t a o e imprenditoriale
p e d to a e
Î Stretta repressiva nei confronti della conflittualità sindacale: diminuzione degli scioperi
g iscritti ai sindacati ((1920‐29, da 5 mil. a 3.5 mil.))
e degli
Î Risultati economici:
1919 – 1929
PIL
+ 40%
+ 40%
Dividendi azionari
+ 108%
Salari industriali
+ 33%
Negli USA ‐ 2
‐ Si impone il mercato dei consumi di massa
Popolazione
Numero di autovetture
1919
1929
105.710.000
132.775.000
8.000.000
23.000.000
Percentuale di famiglie che possiede un apparecchio radio
Cinema: numero di Cinema:
numero di
biglietti venduti in un anno
40%
110 000 000 ca
110.000.000 ca.
Î Altri beni di consumo durevole: cucine a gas; lavatrici; macchine per
cucire; frigoriferi; fonografi; aspirapolvere; biciclette
In Europa
Î Buona tenuta del sistema politico britannico (1918‐28: suffragio universale;
1918‐1929: dominio dei conservatori; ascesa dei laburisti)
Î Notevole instabilità dei governi in Francia
Î Gravi
G i turbolenze
b l
politiche
li i h e sociali
i li in
i Germania,
G
i Austria,
i Ungheria.
h i
Î 1919: tre tentativi di insurrezione comunista: in Germania (insurrezione
spartachista a Berlino, gennaio 1919); in Baviera (marzo‐maggio 1919); in
Ungheria (marzo‐agosto 1919)
Î In Germania:
‐ 1923, 1924: nuovi tentativi di insurrezioni comuniste
‐ 1920,
1920 1923: due tentativi di colpo di Stato di destra
‐ 1921: attentato a Matthias Erzberger
‐ 1922: attentato a Walter Rathenau, ministro degli esteri
In Germania ‐ 1
‐ Successiva stabilizzazione politica, caratterizzata peraltro da una notevole instabilità governativa, ma con maggioranze stabilmente sostenute da SPD, Zentrum, DVP, DDP, BVP
In Germania – 2
Î 1920:
1920 da un precedente partito con un orientamento social‐nazionalista,
social nazionalista la DAP
(Deutsche Arbeiterpartei) nasce la NSDAP (Nazionalsozialistiche Deutsche
Arbeiterpartei).
Î Punti fondamentali del programma originario:
‐ la
l formazione
f
i
di una Grande
G d Germania,
G
i che
h includa
i l d quindi
i di anche
h l’Austria;
l’A t i
‐ l’abolizione dei trattati di pace, e con essi delle imposizioni previste a danno della
Germania;
‐ l’abolizione
l’ b li i
d i redditi
dei
ddi i non derivanti
d i
i dal
d l lavoro;
l
‐ la confisca totale dei redditi di guerra;
‐ l’abolizione dei trust o degli accordi tra imprese;
‐ l’esproprio
l’
i senza risarcimento
i
i
d i terrenii da
dei
d utilizzare
ili
per finalità
fi li à collettive;
ll i
‐ l’esclusione dai diritti di cittadinanza degli ebrei, in quanto soggetti non «di sangue
tedesco»;
‐ l’espulsione di tutti gli immigrati non tedeschi, arrivati dopo il 2 agosto 1914;
‐ la chiusura di quei giornali o la proibizione di quelle attività intellettuali o artistiche
che esercitano «un’influenza disgregatrice nella vita del “Volk” (popolo) tedesco»;
‐ una decisa azione contro la corruzione parlamentare.
In Germania – 3
‐ 1921: Adolf Hitler diventa il leader (Führer) della NSDAP
‐ 1921: costituzione delle SA (Sturm Abteilungen), formazione
paramilitare del partito
‐ 8 novembre 1923: tentativo di colpo di Stato a Monaco di Baviera
‐ aprile‐dicembre 1924: in carcere, dove scrive Mein Kampf (1925‐
26)
Risultati elettorali
della NSDAP
1924
1924
1928
6,60%
3,00%
2,60%
LA CRISI DEL ‘29
‘
La dinamica della crisi
Î Anni ‘20: grande boom della produzione di beni di consumo durevole
Î Ma p
poi,, lentamente,, saturazione del mercato
Î Rallentamento
sull indotto
sull’”indotto”
nelle
vendite;
calo
della
produzione;
ripercussioni
Î … mentre banche e risparmiatori continuano a comprare azioni delle aziende
più promettenti
Î 1927‐28: divaricazione tra economia reale e economia virtuale (entusiasmo
b i i bolla
borsistico;
b ll speculativa)
l i )
Î 21‐24 ottobre 1929: le vendite di azioni si fanno massicce; panico tra operatori
e risparmiatori
Î 29 ottobre 1929 ((il “martedì nero” di Wall Street):
) in una sola seduta vengono
g
vendute azioni per $ 16.500.000
ÎIl portafoglio titoli delle banche e dei risparmiatori si volatilizza
Î Le piccole banche devono affrontare subito una crisi molto grave, perché alla
volatilizzazione del portafoglio titoli, si aggiungono i primi casi di debitori
((imprenditori;
p
;p
poi anche agricoltori;
g
; o normali risparmiatori)
p
) non p
più in ggrado di
pagare gli interessi e di restituire il capitale preso in prestito
Î Le banche cercano di risolvere il problema rivalendosi sui beni capitali (cioè
acquisendo la proprietà di case o impianti dai debitori morosi)
Î I beni capitali così acquisiti non aiutano,
aiutano perché una volta che siano piazzati sul
mercato non trovano compratori; oppure li trovano, ma a un prezzo molto più
basso del valore di mercato pre‐crisi
Î Oltre ad avere riserve scarse per fronteggiare le richieste di estinzione dei
conti, alcune delle banche più piccole si trovano in difficoltà a garantire il
pagamento degli interessi sui depositi
Î Il panico si diffonde tra i risparmiatori, che si affollano alle banche,
chiedendo la restituzione dei capitali versati
Î L’ondata di panico colpisce l’intero sistema bancario
Î Ci sono banche che hanno capitali appena sufficienti per procedere
all’estinzione dei conti; e ci sono banche che non riescono a fronteggiare tutte
l richieste
le
i hi t dei
d i clienti
li ti
Î Molti risparmiatori sono in ginocchio, sia perché il loro personale
portafoglio titoli si è volatilizzato, sia perché i risparmi bancari vengono
restituiti solo in parte o, nella peggiore delle ipotesi, non vengono restituiti
per nulla
Î Intanto l’intero sistema di finanziamento ordinario – ai privati e alle
i
imprese
– sii blocca
bl
t t l
totalmente,
t perché
hé molte
lt banche
b h concentrano
t
t tt le
tutte
l
risorse nella restituzione dei depositi; oppure perché cominciano i primi
fallimenti degli istituti bancari
Î Quadro complessivo:
‐ caduta della domanda (sin dal 1927‐28)
1927 28)
‐ diminuzione della produzione
‐ crisi dei valori azionari
‐ volatilizzazione dei risparmi
‐ crisi bancaria
‐ blocco nel flusso dei finanziamenti, ai privati e alle imprese
Î La crisi produttiva, a quel punto, diventa integrale; le imprese licenziano operai e
impiegati e diminuiscono le retribuzioni di chi resta al lavoro
Î Ulteriore, drammatica, caduta della domanda globale, sia sul mercato dei prodotti
industriali, sia sul mercato dei prodotti agricoli
Î Crollo dei prezzi dei prodotti agricoli
Î Proprietari e affittuari non hanno risorse per acquistare semi, mangime, macchine,
fertilizzanti; se hanno contratto debiti, i creditori o le banche chiedono indietro i capitali; se i
capitali non ci sono, i creditori avviano azioni legali per la requisizione delle proprietà.
Î 1931‐39
1931 39 / Dust
D
B l siccità
Bowl:
i i à in
i Texas,
T
K
Kansas,
Okl h
Oklahoma,
C l d e Nuovo
Colorado
N
M i
Messico.
Molte centinaia di migliaia di persone emigrano, prevalentemente verso la California.
Stratford, Texas, 1935
Dorothea Lange (1895‐1965)
1935‐39: reportage fotografico sui migranti dalle pianure centrali
Dati sulla crisi USA
1929‐1932
Aziende chiuse
Aziende chiuse
100.000 ca.
100.000 ca.
Banche fallite
Disoccupati
5.000 ca.
Da 3 a 13 milioni (su 180 milioni di abitanti)
La crisi rimbalza in Europa
ÎLe banche americane che hanno concesso prestiti alle banche tedesche o
austriache li richiedono indietro.
Î I titoli azionari delle imprese europee, che sono crollati sul mercato
azionario americano, crollano anche su quelli europei.
ÎIn Germania e in Austria si riproduce lo stesso processo visto negli USA:
‐ polverizzazione dei portafogli azionari;
‐ difficoltà nella restituzione dei capitali o nel pagamento degli interessi sui
conti
‐ blocco dei flussi di credito
‐ difficoltà nella produzione
‐ licenziamenti
li
i
ti e abbassamenti
bb
ti dei
d i salari
l i
‐ diminuzione della domanda
‐ blocco del sistema
Î Dalla Germania il “contagio” si trasmette a Gran Bretagna e Francia,
con le stesse conseguenze,
g
, sebbene in forme molto meno accentuate
Î Né in GB né in Francia c’è un tracollo totale delle borse, né una crisi
globale del sistema bancario
Î Reazioni: svalutazioni monetarie e protezione doganale
Î Impatto negativo sull
sull’intero
intero commercio internazionale; il valore della
merci scambiate tra 1929 e 1933 cala da 68 miliardi a 24 miliardi di dollari
Î Crisi sociale Æ crisi politiche Æ varie e diverse le risposte dei sistemi
politici
% disoccupati sul totale della forza‐lavoro – 1926‐1933
L’ascesa del nazismo
% disoccupati sul totale della forza‐lavoro,
1926‐1933
Î pesantissima crisi economica
ti i
ii
i
Î clamorosi successi elettorali della NSDAP
Aspetti essenziali dell’azione politica del nazismo
(1) esasperato nazionalismo
(2) d
durissimo
i i
antisemitismo
ti
iti
/ durissimo
d i i
anticomunismo
ti
i
Æ identificazione
id tifi i
di
“responsabili della crisi”
(3) efficaci formazioni paramilitari
(4) militanza di giovani: nel 1933 il 70% dei membri del Partito ha meno di
quarant’anni; Hitler ha 44 anni; Ernst Röhm, 46; Hermann Goering, 40 anni;
Rudolf Hess, 39; Joseph Goebbels, 36; Heinrich Himmler, 33; Reinhard
Heydrich,
y
, 29;; Albert Speer,
p , 28.
(5) successo soprattutto nell’elettorato di ceto medio (studenti; impiegati pubblici
e privati; liberi professionisti; imprenditori)
(6) finanziamenti e sostegno da parte di imprenditori e giornali liberal‐
conservatori; simpatie da parte di polizia e magistratura
Centralità dell’antisemitismo nel pensiero di Hitler e nell’ideologia della NSDAP
Dal Mein Kampf, di Hitler (1925‐26)
«L’ebreo
L’ebreo è e rimane un tipico parassita,
parassita uno scroccone,
scroccone che,
che come un bacillo nocivo,
nocivo
continua a diffondersi là dove trova un ambiente adatto. E l’effetto della sua esistenza è
proprio quello dei parassiti: dovunque si installi, il popolo che lo ospita prima o dopo
muore Così ll’ebreo
muore.
ebreo in ogni tempo ha vissuto negli Stati di altri popoli,
popoli e lì ha formato un
proprio Stato, che è rimasto mascherato sotto la forma della “comunità confessionale”,
fino al momento in cui le circostanze non gli hanno consentito di palesare la sua vera
natura Ma non appena si è sentito abbastanza sicuro,
natura.
sicuro ha fatto cadere il velo ed è apparso
per quello che è, a dispetto delle convinzioni di molti: un ebreo.
Nella vita dell’ebreo come un parassita nel corpo di altre nazioni e di altri Stati sta una
caratteristica che una volta ha indotto Schopenhauer […] a definirlo “ilil grande bugiardo
bugiardo”..
L’esistenza spinge l’ebreo a mentire, e a mentire perpetuamente […]. La sua vita tra altri
popoli può durare a lungo solo se egli è in grado di accreditare l’opinione secondo la quale
il suo non è un p
popolo
p
ma una “comunità religiosa”,
g
, sebbene di un tipo
p speciale.
p
E questa è la prima grande bugia. %
Al fine di poter vivere come un parassita in mezzo ad altri popoli, egli è costretto a negare la
sua vera natura. Tanto più intelligente è il singolo ebreo, tanto più avrà successo in questa
operazione. Di fatti, le cose posso spingersi così avanti che gran parte del popolo che lo
ospita può seriamente credere che un ebreo sia davvero un francese o un inglese, un
tedesco o un italiano,, sebbene di una p
particolare fede religiosa.
g
[Ma ciò non è vero, sostiene Hitler]. L’ebreo è sempre stato un popolo con particolari
caratteristiche razziali e mai solo una comunità religiosa. […]
[Dopo aver fatto riferimento alla minaccia del complotto ebraico testimoniata dai Protocolli
dei Saggi Anziani di Sion, Hitler prosegue dicendo:]
La penetrazione dell’ebreo all’interno dello Stato sembra così salda che ora non solo osa
chiamarsi di nuovo ebreo, ma incessantemente ammette i suoi estremi disegni nazionali e
politici. Una parte della sua razza apertamente asserisce di essere un popolo straniero, ma
perfino
fi in
i quell caso essa mente. Perché,
hé mentre il sionismo
i i
cerca di convincere
i
il resto del
d l
mondo che la coscienza nazionale dell’ebreo trova la sua soddisfazione nella creazione di
uno Stato ebraico in Palestina, gli ebrei di nuovo astutamente si prendono gioco dello
sciocco
i
goyim
i [cioè
[ i è “gentile”,
“ til ” ovvero “non
“
ebreo”].
b ”] %
Non gli passa nemmeno per la testa di costruire uno Stato ebraico in Palestina col
proposito di vivere lì; tutto ciò che vogliono è un’organizzazione centrale per realizzare
la loro truffa mondiale, un’organizzazione dotata di diritti sovrani e protetta
dall’intervento di altri Stati: un rifugio per farabutti riconosciuti e un’università per
futuri truffatori. È un segno della sua crescente fiducia e sicurezza che nel momento in
cui una parte degli ebrei ancora recita il ruolo del tedesco, del francese o dell’inglese,
un’altra parte con aperta sfrontatezza si dichiari razza ebraica.
Quanto si sentano vicini alla vittoria è mostrato dagli spaventosi aspetti che prendono
le loro relazioni con i membri degli altri popoli.
Con una gioia satanica nel suo sguardo, il giovane ebreo dai capelli neri aspetta di
nascosto l’inconsapevole ragazza, che egli contamina col suo sangue, sottraendola così
al suo popolo. Con ogni mezzo egli cerca di distruggere le basi razziali del popolo che si
è proposto di soggiogare. […] Il suo pensiero segreto e il suo chiaro fine [è quello] di
rovinare l’odiata razza bianca [ariana], con l’imbastardimento che consegue [a rapporti
sessuali con razze inferiori], abbattendola dalla sua posizione di dominio politico e
culturale, per imporsi come [nuova razza] padrona.
Ma un popolo razzialmente puro, conscio del suo sangue, non potrà mai essere
schiavizzato dall’ebreo. In questo mondo l’ebreo potrà comandare solo ed
esclusivamente su popoli bastardi»
Risultati elettorali in Germania – 1928
Risultati elettorali in Germania 1928‐1932
1932
1928
1930
Luglio 1932
Novembre
1932
SPD
30%
24%
21%
20%
Zentrum
13%
11%
12%
11%
Altri
44.5%
32%
15%
20%
KPD
10%
14%
15%
16%
NSDAP
2.5%
19%
37%
33%
Nascita del Terzo Reich
Î 30 gennaio 1933: il presidente della Repubblica, Paul von Hindenburg,
conferisce l’incarico di primo ministro a Hitler
Î 27 febbraio 1933: incendio del Reichstag Æ sospensione della libertà di stampa;
arresti di leader e militanti comunisti
Î marzo 1933: nuove elezioni politiche – NSDAP al 44%
Î 23 marzo 1933: il nuovo Parlamento approva ll’attribuzione
attribuzione a Hitler dei pieni
poteri: è la fine della Repubblica di Weimar
Î 1933‐34: Gleichschaltung (coordinamento o allineamento)
Î dal marzo 1933: scioglimento di tutti gli altri partiti e dei sindacati
Î glili oppositori
it i sono confinati
fi ti in
i aree di reclusione
l i
speciale,
i l chiamate
hi
t
Konzentrationslager (il primo è a Dachau, marzo 1933)
Î luglio 1933: la NSDAP è l’unico partito legalmente riconosciuto
Î novembre 1933: elezioni a lista unica nazista (92% dei voti favorevoli)
Gleichschaltung ‐ Mutamenti istituzionali
Î abolizione delle autonomie federali
Î 2 agosto
t 1934:
1934 alla
ll morte
t di von Hindenburg,
Hi d b
Hitl – oltre
Hitler
lt che
h capo del
d l
governo – diventa anche presidente del Reich
Gleichschaltung ‐ La riorganizzazione del Partito
Î 30 giugno‐2 luglio 1934: “notte dei lunghi coltelli” – soppressione di Ernst
Röhm e di altri dirigenti delle SA
Î le SA continuano a esistere, ma la formazione militare di partito più
importante è costituita dalle SS (Schutzstaffeln), esistenti sin dal 1926
Î le SS sono guidate da Himmler (34 anni) e da Heydrich (30 anni) – gestiscono
la polizia politica (Gestapo ‐ Geheime Staatspolizei – “polizia segreta di Stato”), i
servizi segreti (Sicherheitsdienst) e i campi di concentramento.
concentramento
Gleichschaltung ‐ Principali strutture associative di uno Stato totalitario
Organizzazioni per i ragazzi:
Î Deutsches
D t h Jungvolk
J
lk – bambini
b bi i dai
d i 10 aii 14 annii
Î Hitlerjugend ‐ ragazzi dai 14 ai 18 anni
Î Reichsarbeitsdienst (RAD) – servizio di lavoro per sei mesi dai 18 ai 25 anni –
poi servizio militare per due anni
Organizzazioni
g
per le ragazze:
p
g
Î Jungmädelbund (JM) – bambine dai 10 ai 14 anni
Î Bund Deutscher Mädel (BDM) – ragazze dai 14 ai 18 anni
Î Reichsarbeitsdienst (RAD) – servizio di lavoro nelle sezioni femminili
Finalità formative
Î Hitler, discorso tenuto a Kiel nel novembre del 1933: «Quando un oppositore
dice: “Non sarò al tuo fianco”, io rispondo con calma: “Tuo figlio ci appartiene
già »
già”»
Î Commenti di Clifford Kirkpatrick,
Kirkpatrick un americano in visita a Berlino nel 1937:
«A prescindere da qualsiasi scontro ideologico tra genitori tedeschi e i loro figli
i
irreggimentati
i
i nelle
ll
fil
file
d ll
delle
organizzazioni
i
i i giovanili
i
ili hitleriane,
hi l i
l
la
contrapposizione tra la famiglia e lo Stato esiste in virtù del semplice fatto che un
giorno è fatto di sole ventiquattro ore. Il tempo che i ragazzi trascorrono fuori
casa impegnati nelle attività delle organizzazioni giovanili non possono
trascorrerlo con i genitori. I ragazzi e le ragazze tedeschi sono chiamati ad
assolvere diversi compiti
p nell’ambito delle attività p
pubbliche;; p
pare che nella
maggior parte dei casi siano entusiasti di parteciparvi». %
Ancora Kirkpatrick:
«Una sera estiva particolarmente calda,
calda chi scrive ha assistito a un concerto all’aperto
della Orchestra Filarmonica di Berlino nel cortile dell’ex palazzo del Kaiser. Poco prima
dell’inizio del concerto apparve un chiarore all’ingresso, e centinaia di ragazzi
appartenenti
t
ti alla
ll Hitler
Hitl Jugend
J
d entrarono
t
marciando;
i d erano in
i fila
fil indiana
i di
e ciascuno
i
di loro portava una torcia accesa. Con rigore militare si disposero a grandi passi
intorno al cortile finché tutto il pubblico fu circondato da un’ala di fiamme guizzanti
[ ] Per
[…].
P due
d ore i ragazzii rimasero
i
lì sull duro
d
acciottolato
i tt l t con quell caldo
ld terribile,
t ibil
reso ancora più soffocante dal riverbero delle torce ardenti […]. Due o tre infermiere
vestite di bianco osservavano l’eventuale comparsa di segnali di allarme e
percorrevano in
i su e in
i giù
iù la
l fila
fil distribuendo
di ib
d bicchieri
bi hi i d’acqua.
d’
B presto una torcia
Ben
i
rotolò sul pavimento e un ragazzo magro fu portato via trascinato da due camerati in
camicia bruna. Vicino a lui un altro ragazzo crollò poco dopo e poi un terzo […]. Alla
sinfonia
i f i di Haydn
d seguìì la
l canzone di Horst Wessell eseguita
i da
d una delle
d ll migliori
i li i
orchestre del mondo. Il pubblico si alzò con un gesto di rispetto […] e il concerto
giunse al termine. In risposta a un ordine secco, i ragazzi marciarono di buon passo
fuori dal cortile, trascinando le gambe stanche […]. Erano le undici, e sicuramente
molte madri che abitavano dalla parte opposta della città non avrebbero avuto modo
di rivedere i loro figli piccoli prima di mezzanotte».
Gleichschaltung – Strutture sindacali
Î maggio 1933: costituzione del Deutsche Arbeitsfront, unico sindacato ammesso
Î Kraft durch Freude – associazione p
per il tempo
p libero dei lavoratori. Organizza
g
ggite,,
vacanze, iniziative ricreative.
Gleichschaltung – Rapporti con le Chiese
Î Sostegno dalle organizzazioni luterane
Î 1933: Concordato con la Chiesa cattolica
Î 1937: enciclica “Mit brennender Sorge”, Pio XI (31 maggio 1857 – 10
febbraio 1939)
Î 1939: archiviazione dell’enciclica Humani generis unitas, di Pio XI, da parte
di Pio XII
Politica estera – “Revisione” degli accordi di Versailles
Î 1932: Conferenza internazionale di Losanna concede alla Germania la
sospensione temporanea delle indennità di guerra
Î 1933: il governo nazista decide l’interruzione definitiva dei pagamenti
Î 1933: la Germania esce dalla Società delle Nazioni
Î il regime avvia un piano di potenziamento dell’esercito che nel 1936 dispone
già di 500.000
500 000 effettivi permanenti; viene reintrodotta la coscrizione obbligatoria
Î 1936, marzo: occupazione militare della Renania
Politica economica
Î l’interruzione nel pagamento delle indennità di guerra mette a disposizione
del bilancio statale una notevole quantità di risorse
Î impiegate per un grande piano di lavori pubblici – costruzione di strade,
autostrade, ferrovie, edifici pubblici
Î per finanziare le strutture associative del regime
Î per riarmare ll’esercito
esercito
Î il 50% del bilancio statale utilizzato per l’acquisto di materiale militare.
L’
L’operazione
i
rilancia
il i le
l industrie
i d
i siderurgiche
id
i h e meccaniche
i h e funziona
f i
d potente
da
volano complessivo per l’economia
Î i salari agricoli e industriali si conservano stabili rispetto all’andamento dei
prezzi
Î la diminuzione della disoccupazione procede a ritmi sostenuti
Michel Foucalt – La moderna biopolitica
Î “Far vivere e spingere verso la morte”
Politiche demografiche e razziali
Î Il governo nazista
i
i
incoraggia
i insistentemente
i i
l’
l’aumento
d ll natalità
della
li à nelle
ll
coppie sane di «pura razza ariana»
Politiche pro‐nataliste
Î concessione di p
prestiti matrimoniali alle ggiovani coppie;
pp
Î introduzione di benefici fiscali per le famiglie più numerose e l’introduzione
del sistema degli assegni familiari (aggiunte allo stipendio concesse a chi ha tre o
più figli);
Î le giovani donne sposate che rinunciano ad entrare nel mercato del lavoro per
dedicarsi solo alla famiglia hanno diritto ad un prestito di 1000 marchi (con un
tasso di interesse dell’1 per cento all’anno). Il 25 per cento del debito così
contratto
t tt veniva
i cancellato
ll t per ognii figlio
fi li che
h queste
t donne
d
mettevano
tt
all mondo.
d
Dal 1933 al 1937 furono concessi prestiti a 850.000 famiglie tedesche
Î proibito l’aborto
Politiche pro‐nataliste
Î 1935: Programma Lebensborn, promosso da Heinrich Himmler e
quindi sotto il controllo amministrativo di una sezione delle SS
‐ programma di assistenza alla maternità per mogli di SS
‐ per ragazze madri tedesche
‐ dopo lo scoppio della guerra anche per ragazze madri non tedesche nei
territori occupati, che abbiano concepito un figlio in seguito a una
relazione con un soldato tedesco.
‐ fondamentale
f d
t l per l’ammissione
l’
i i
nell programma la
l purezza di razza.
Politiche pro‐nataliste
Î dura repressione dell’omosessualità maschile
‐ nel 1935 le leggi penali contro l’omosessualità maschile, già esistenti sin
dal 1871, vengono inasprite
‐ 1933‐1945: circa 50.000 omosessuali condannati; diverse migliaia sono
condannati
d
ti aii campii di concentramento
t
t
Î la repressione
p
degli
g omosessuali maschi riguarda
g
solo i tedeschi
Î i risultati sono piuttosto vistosi: la Germania nazista è l’unico paese occidentale nel
quale il tasso di natalità riprende a salire vistosamente
Politiche demografiche selettivamente anti‐nataliste
Î il nazismo
i
scoraggia
i la
l riproduzione
i d i
di soggettii ritenuti
i
i mentalmente
l
o fisicamente
fi i
o
razzialmente «inadatti»
Î come spiega Goebbels,
Goebbels ll’obiettivo
obiettivo della politica demografica nazista non è «avere bambini a
ogni costo», ma «avere bambini da famiglie tedesche, validi dal punto di vista della razza, sani
fisicamente e mentalmente».
Î programma di sterilizzazione per malati di mente, disabili, criminali, ritenuti incapaci di
assicurare un’adeguata riproduzione della comunità nazionale.
Î Tra 1933 e 1945 vengono sterilizzate obbligatoriamente ca. 400.000 persone – uomini e
donne.
Î 1939: programma di eutanasia, applicato a persone, anche di «razza ariana», affette da
malattie oppure vecchie e senza assistenza,
malattie,
assistenza o handicappate
Î le prime vittime del programma sono 5.000 bambini handicappati di età inferiore ai tre anni,
figli di coloro che sono sfuggiti al programma di sterilizzazione messo in atto in precedenza
Î nel corso del p
programma
g
viene usato,, p
per la p
prima volta,, un ggas tossico ((in q
questo caso il
monossido di carbonio) per sopprimere le vittime
Î tra 1939 e 1941 si stima siano state soppresse tra le 70.000 e le 200.000 persone
Î il programma viene interrotto nel 1941 per le proteste pubbliche del vescovo di Münster,
Clemens August von Galen (1878‐1946)
Legislazione razziale ‐ I
Î aprile 1933: pacchetto di leggi antiebraiche:
‐ esclusione gli ebrei dalle amministrazioni pubbliche
‐ licenziamento dei medici ebrei dalle strutture sanitarie pubbliche
‐ espulsione degli avvocati ebrei dall’Ordine degli avvocati
‐ proibita agli ebrei la professione di giornalista
‐ numero limitato di bambini e ragazzi ebrei ammessi nelle scuole e nelle università
tedesche
d h
Î 15 settembre 1935, leggi di Norimberga
(1) Legge sulla cittadinanza del Reich: distingue tra «cittadini a pieno diritto» – che sono
quelli «di sangue tedesco» –, e «membri dello Stato privi di diritti» – tutti gli altri, tra
cui gli ebrei (è definito ebreo un individuo che abbia almeno 3 nonni di «razza
ebraica»)
(2) Legge per la protezione del sangue e dell
dell'onore
onore tedesco:
Legge per la protezione del sangue e dell'onore tedesco, 15 settembre 1935:
«Pervaso della coscienza che la purezza del sangue tedesco è la premessa per la
continuazione del popolo tedesco e ispirato dalla volontà indomabile di assicurare
ll’avvenire
avvenire della nazione tedesca,
tedesca il Reichstag ha approvato all
all’unanimità
unanimità la
seguente legge, che è proclamata dai presenti:
§ 1. I matrimoni tra ebrei e soggetti di sangue tedesco o assimilato sono proibiti
[ ]
[…].
§ 2. I rapporti extraconiugali tra ebrei e individui di sangue tedesco o assimilato
sono proibiti.
§ 3. Glili ebrei
b i non possono tenere all loro
l
servizio
i i in
i qualità
li à di domestiche
d
i h donne
d
di sangue tedesco o assimilato che abbiano meno di quarantacinque anni di età.
§ 4. È proibito agli ebrei esporre bandiere dai colori nazionali tedeschi. Per contro
essi possono esporre bandiere dai colori ebraici: l’esercizio di questo diritto è
tutelato dallo Stato.
§ 5. Le infrazioni al § 1 saranno p
punite con p
pena di reclusione. Le infrazioni al § 2
saranno punite con pena di prigione o pena di reclusione».
Copertina e vignetta dal libro per bambini, Il fungo velenoso, Der
p
g
p
, f g
,
Stürmer Verlag, g,
1936. Didascalia della vignetta: «Tieni piccolo, eccoti un dolcetto! Adesso però dovete venire tutti e due con me …».
Legislazione razziale – 2
Î 21 dicembre 1935: licenziamento definitivo di tutti i docenti universitari, i
professori, i medici, gli avvocati e i notai ebrei che ancora siano, per qualunque
motivo in servizio
motivo,
Î 26 aprile 1938: censimento dei beni di proprietà di ebrei
Î 27 settembre 1938: gli ebrei devono far apporre una J (sta per Jude, ebreo) sui
passaporti o sulle carte di identità
Î 8‐10 novembre 1938: Kristallnacht ‐ pogrom antiebraico che ha luogo in tutta la
Germania: 7.000 negozi di proprietà di ebrei vengono devastati e saccheggiati (le
vetrine vengono sistematicamente infrante: da lì il nome di «Notte dei Cristalli»);
91 ebrei vengono uccisi; 200 sinagoghe sono bruciate; 26.000 ebrei sono arrestati
e internati in campi
p di concentramento
Î 15 novembre 1938: esclusione integrale di bambini e ragazzi ebrei dalle scuole
tedesche
Politica culturale del nazismo
Î Controllo integrale su scuola, università, stampa ed editoria
Î maggio
i 1933:
1933 pubblico
bbli rogo di libri
lib i prodotti
d tti da
d intellettuali
i t ll tt li di confessione
f i
ebraica, o comunque da autori che esprimono valori difformi da quelli sostenuti
dal regime nazista
Î 1937: mostra dell’«arte degenerata»; tra le opere mostrate ve ne sono di
Marc Chagall (1887‐1985), Vasilij Kandinskij (1866‐1944), Paul Klee (1879‐1940),
Piet Mondrian (1872‐1944) e molti altri autori di opere sperimentali,
prevalentemente non figurative
Î intellettuali tedeschi che aderiscono o collaborano col regime nazista: Carl
Orff (1895‐1982); Martin Heidegger (1889‐1976); Carl Schmitt (1888‐1985)
a sinistra: Arno Breker, Die Wehrmacht, 1938; a destra: Adolf Ziegler, I quattro elementi, 1937
Elementi essenziali dell’ideologia nazionalsocialista
Î unità della Volksgemeinschaft nazionale
Î organicità sociale (negazione della distinzione in classi;
concezione obbligatoriamente
g
armonica dei rapporti
pp
sociali))
Î applicazione sistematica dell’idea di comunità nazionale come
comunità biopolitica
Î applicazione sistematica del nazionalismo come sistema di
differenze
Î netta separazione tra il “noi” ariano, che costituisce l’essenza
del Volk, e coloro che sono fuori della comunità, estranei e – in
quanto tali ‐ nemici
Estetica della politica nel regime nazista
Î Importanza dei simboli, delle divise, della
bandiera [1935: bandiera nazionale]
Î Scrive Hitler nel Mein Kampf: «In qualità di
socialisti nazionali, noi ravvisiamo nella bandiera
il nostro programma. Nel rosso, ravvisiamo
l’id sociale
l’idea
i l del
d l movimento,
i
nell bianco
bi
l’id
l’idea
nazionalista, nella croce uncinata la missione di
combattere per la vittoria dell’uomo ariano e
per il trionfo
t i f dell’idea
d ll’id del
d l lavoro
l
creatore,
t
che
h fu
f
e sarà sempre antisemitico».
Î importanza dei rituali collettivi – Congressi
del Partito a Norimberga
Î pieno controllo del regime su radio e cinema
Î intensa e originale utilizzazione del cinema
per finalità di propaganda
Î Leni Riefenstahl (1902‐2003)
Î 1927‐32: importante carriera di attrice
Î 1927:
1927 La
L tragedia
t
di di Pizzo
Pi
P lü di Arnold
Palü,
A ld Fanck
F ke
G.W. Pabst.
Î 1932: Das blaue Licht
Î 1933: Der Sieg des Glaubens (5° Congresso NSDAP, Norimberga, 30 agosto‐3
settembre 1933)
Î 1935: Triumph
p des Willens ((6° Congresso
g
NSDAP,, Norimberga,
g , 5‐8 settembre
1934)
Î 1935: Tag der Freiheit (7
(7° Congresso NSDAP,
NSDAP 10
10‐16
16 settembre 1935)
Î 1938: Olympia (Olimpiadi di Berlino del 1936)
Leni Riefenstahl, Triumph des Willens, 1935
Î il film documenta il 6° Congresso NSDAP, Norimberga, 5‐8 settembre 1934
Î natura liturgico‐rituale delle diverse fasi del congresso
Î piena militarizzazione del Partito e delle Istituzioni statali
Î Incontro con i giovani della Hitlerjugend (3° giorno)
Î Omaggio ai caduti della Grande guerra, alla presenza delle SS e delle SA – “benedizione” delle nuove bandiere, col tocco della Blutfhane – sfilata per le vie di Norimberga (4° giorno)
Î Discorso di chiusura (4° giorno)
Horst Wessel Lied, 1929
1. In alto la bandiera,
i ranghi ben serrati!
Le S.A. marciano
con passo calmo e sicuro.
I camerati uccisi dai Rossi
e dalla Reazione
e dalla Reazione
marciano in spirito nei nostri ranghi.
2. Le strade sono libere
2
Le strade sono libere
grazie alle Camicie Brune!
Le strade sono libere
grazie alle S A !
grazie alle S.A.!
Già milioni guardano
con speranza alla croce uncinata,
il giorno della libertà e del pane è l
ll l b à
l
è
arrivato.
3. Per l’ultima volta sarà fatto l’appello!
Per la lotta siamo tutti già pronti.
Presto le bandiere di Hitler
sventoleranno su tutte le strade,
la schiavitù durerà ancora per poco tempo.
4. In alto la bandiera,
i ranghi ben serrati!
i ranghi ben serrati!
Le S.A. marciano con passo
calmo e sicuro.
I camerati uccisi dai Rossi
I camerati uccisi dai Rossi
e dalla Reazione
marciano in spirito nei nostri ranghi.
Leni Riefenstahl ai «Cahiers du Cinéma», settembre del 1965:
«Posso solo dire che mi sento spontaneamente attratta da ogni cosa bella. Sì:
bellezza, armonia. E forse questa cura per la forma, questa aspirazione
estetica
t ti è in
i effetti
ff tti qualcosa
l
di molto
lt tedesco.
t d
M non ho
Ma
h razionalizzato
i
li t
molto queste tendenze. Vengono dal mio inconscio e non dalla mia sfera
razionale. Cosa vuole che aggiunga? Qualunque cosa sia puramente
realistica, tratta dalla vita quotidiana, media, banale, non mi interessa. Sono
affascinata dalla bellezza, dalla forza, dalla salute, da ciò che vive. Cerco
l’armonia. Quando la trovo sono felice»
Olympia, 1938
‐ Sequenza introduttiva
‐ Sequenza degli esercizi ginnici femminili
La politica economica del fascismo dopo il 1929
Î Impatto più ridotto della crisi economica
p = 7.5% della forza lavoro ((Germania e USA = 25% ca.))
Î 1933: disoccupati
Î Politica dei lavori pubblici – bonifica dell’Agro pontino – costruzione di nuove città
((Sabaudia,, Pontinia,, Littoria – Latina))
Î Espansione dell’edilizia fascista
Î Politiche di intervento delle aziende in crisi
Î 1931: fondazione dell’IMI, ente pubblico per il finanziamento delle imprese
Î 1933: costituzione dell
dell’IRI
IRI – due sezioni: finanziamenti / smobilizzi industriali
Î risultati economici contraddittori
Î 1939: disoccupati = 4% della forza lavoro
Î tuttavia salari agricoli e industriali crescono meno della media dei prezzi
Î domanda per beni di consumo ancora contenuta
Politica demografica del fascismo
Mussolini, in “Gerarchia” n. 9, settembre 1928
«Se un uomo non sente la gioia e l'orgoglio di essere “continuato” come individuo,
come famiglia e come popolo; se un uomo non sente per contro la tristezza e la onta di
morire come individuo, come famiglia e come popolo, niente possono le leggi anche, e
vorrei dire soprattutto, se draconiane. Bisogna che le leggi siano un pungolo al costume.
[…] Il coefficiente di natalità non è soltanto l'indice della progrediente potenza della
patria, non è soltanto “l'unica arma del popolo italiano”, ma è anche quello che
distinguerà dagli altri popoli europei, il popolo fascista, in quanto indicherà la sua
vitalità e la sua volontà di tramandare questa vitalità nei secoli. Se noi non rimonteremo
la corrente, tutto quanto ha fatto e farà la rivoluzione fascista, sarà perfettamente
inutile perché, ad un certo momento, campi, scuole, caserme, navi, officine non
avranno più uomini.
Ora una nazione esiste non solo come storia o come territorio, ma come masse umane
che si riproducono di generazione in generazione. Caso contrario è la servitù o la fine.
Fascisti italiani: Hegel, il filosofo dello Stato, ha detto: Non è uomo chi non è padre!
In una Italia tutta bonificata, coltivata, irrigata, disciplinata, cioè fascista, c'è posto e
pane ancora p
p
per dieci milioni di uomini. Sessanta milioni d'Italiani faranno sentire il
peso della loro massa e della loro forza nella storia del mondo».
Provvedimenti per incentivare la crescita demografica
‐ 1925: Opera Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI), ente assistenziale per madri povere e nubili
‐ 1927: riduzione delle tasse per gli uomini che sono a capo di famiglie numerose
‐ 1927: imposta addizionale per i celibi da 25 a 65 anni
1927: imposta addizionale per i celibi da 25 a 65 anni
‐ 1936: assegni familiari per moglie e figli a carico
‐ 1939: premi per le famiglie particolarmente numerose
‐ l’aborto proibito, in quanto crimine contro lo Stato
‐ persecuzione contro gli omosessuali (sebbene in Italia l’omosessualità non sia p
g
(
un reato penale)
Î il tasso di natalità non cresce come in Germania Î nondimeno la popolazione nel suo complesso registra un certo aumento, passando da 37.974.000 nel 1921 a 42.919.000 nel 1936.
Politica estera
Î Ripresa della politica coloniale
p
p
Î ottobre 1935: attacco militare all’Etiopia
Î maggio 1936: formazione dell’Africa Orientale Italiana
Î Sanzioni economiche da parte della Società delle Nazioni
Î 1936, ottobre: Asse Roma‐Berlino
Î 1937, dicembre: uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni
d
b
d ll’ l d ll
à d ll
Legislazione razziale
‐ Codice coloniale, 1909: distinzione di status tra “cittadini” e “sudditi”
‐ 1936: una donna italiana che sposi un «suddito» diventi «suddita» anch
anch’essa
essa
‐ 1937: proibita la convivenza tra uomini italiani e donne locali, punendo il
«cittadino» (cioè ll’italiano)
italiano) che commetta questo «crimine» con la reclusione da
uno a cinque anni
‐ 1938: vietati
i
i i matrimoni
i
i con persone di altra
l razza, quindi
i di anche
h con «sudditi
ddi i o
suddite» dell’AOI
‐ 1939: reato di «lesione della razza» che viene commesso quando un «cittadino»
lavori alle dipendenze di un «suddito», quando frequenti luoghi riservati ai soli
«sudditi»,, o q
quando si mostri ubriaco davanti a loro
‐ 1940: i meticci sono completamente equiparati ai «nativi», e quindi trattati
come «sudditi»
Il Manifesto della razza, in “Il Giornale d’Italia”, 14 luglio 1938
Il ministro segretario del partito ha ricevuto,
ricevuto il 26 luglio XVI,
XVI un gruppo di studiosi fascisti,
fascisti
docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura
Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.
LE RAZZE UMANE ESISTONO.
ESISTONO La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del
nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri
sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di
uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad
ereditarsi.
[…]
quindi è basato su
3. IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso q
altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su
considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e
di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai
Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una
storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. […]
4. LA POPOLAZIONE DELL'ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E
LA SUA CIVILTÀ
À ARIANA. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la
nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli
Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e
costituirono
i i
il tessuto perennemente vivo
i dell'Europa.
d ll'E
%
5. È UNA LEGGENDA L'APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. Dopo
l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci
di influenzare
i fl
l fisionomia
la
fi i
i razziale
i l della
d ll nazione.
i
D ciò
Da
iò deriva
d i che,
h mentre per altre
l nazioni
i i
europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per
l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era
mille anni fa:
fa i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta
maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.
6. ESISTE ORMAI UNA PURA "RAZZA ITALIANA". Questo enunciato non è basato sulla
confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico–linguistico
storico linguistico di popolo e di
nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni
che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di
nobiltà della Nazione italiana.
italiana
7. È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l'opera che
finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei
discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve
essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o
religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo
ariano–nordico. Questo non vuole dire p
però introdurre in Italia le teorie del razzismo
tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole
soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che
per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra–
europee, questo vuol dire elevare l'italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e
di maggiore responsabilità. %
8. È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D'EUROPA
(OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL'ALTRA. Sono perciò
d considerarsi
da
id
i pericolose
i l
l teorie
le
i che
h sostengono l'origine
l' i i africana
fi
di alcuni
l i popolili
europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni
semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente
inammissibili.
inammissibili
9. GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei
secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche
ll'occupazione
occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all
all'infuori
infuori del ricordo di qualche nome; e
del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei
rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è
costituita da elementi razziali non europei,
europei diversi in modo assoluto dagli elementi che
hanno dato origine agli Italiani.
10. I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO
ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. LL'unione
unione è ammissibile solo nell
nell'ambito
ambito delle razze
europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste
razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre
sono uguali
g
per moltissimi altri. Il carattere p
p
puramente europeo
p
degli
g Italiani viene
alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa
dalla millenaria civiltà degli ariani.
‐ 22 agosto 1938: censimento degli ebrei italiani
‐ 5 settembre 1938: Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista ‐
prevede l’immediata espulsione dalle scuole e dalle università statali di docenti e
studenti di «razza ebraica».
‐ 7 ottobre 1938: Dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del Fascismo
Î la necessità di una legislazione razziale viene esplicitamente collegata «alla
conquista dell'Impero»
Î il miglioramento della «razza italica» «potrebbe essere gravemente compromesso,
con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti»
Î ne derivano le direttive seguenti:
a)) il divieto
di i
di matrimoni
i
i di italiani
i li i e italiane
i li
con elementi
l
i appartenentii alle
ll razze
camita, semita e altre razze non ariane
b) il divieto
di i t per i dipendenti
di
d ti dello
d ll Stato
St t e da
d Enti
E ti pubblici
bbli i – personale
l civile
i il e
militare – di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza
c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri anche di razze ariane,
ariane dovrà avere
il preventivo consenso del Ministero dell'Interno
Î 17 novembre 1938, Provvedimenti per la difesa della razza italiana:
‐ vietati i matrimoni tra italiani «ariani» e persone di altra razza
‐ in
i deroga
d
all Concordato,
C
d t i matrimoni
ti
i religiosi
li i i che
h non rispettano
i tt
l regola
la
l
razziale non hanno alcun valore civile
‐ il matrimonio con stranieri è sottoposto all’approvazione preventiva del
Ministero dell’Interno; autorizzate le requisizioni di beni di ebrei
‐ «è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica,
anche se appartengono a religione diversa da quella ebraica»
Î 29 giugno 1939: proibite le libere professioni agli ebrei; proibita anche la
professione di giornalista
‐ Giorgio Fabre, Mussolini razzista. Dal socialismo al fascismo: la formazione di un
antisemita, Garzanti, Milano 2005.
‐ Marie‐Anne Matard‐Bonucci, L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, il Mulino,
Bologna
g 2008.
Estetica della politica fascista
‐ rituali
‐ associazioni
‐ pressione
i
educativa
d
i sulle
ll giovani
i
i generazioni
i i nelle
ll scuole
l e nelle
ll strutture associative
i i
fasciste
‐ Emilio Gentile, Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell'Italia fascista,
Laterza, Roma‐Bari 1993.
Il “continente nero”: l’Europa nel 1938
Hannah Arendt (1906‐1975), Le origini del totalitarismo, 1951
‐ Studia filosofia all’Università di Marburg, con Martin Heidegger, e a Heidelberg,
dove si laurea sotto la guida di Karl Jaspers.
‐ Nel 1933 l’ascesa al potere del nazismo la costringe a fuggire in Francia. Nel
1940 viene internata dalle autorità francesi in un campo di concentramento per
stranieri da cui riesce a fuggire.
stranieri,
fuggire Insieme a suo marito (Heinrich Blücher) e a sua
madre riesce a imbarcarsi per gli Stati Uniti, dove arriva all’inizio del 1941.
‐ A New Yorkk ottiene
i
un insegnamento
i
alla
ll New School
h l for
f Social
i l Research,
h
un’università che dal 1933 apre le sue porte a studiosi europei costretti a
emigrare dai diversi totalitarismi.
‐ La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme (1963; 1a ed. it. 1964):
resoconto del p
processo intentato a Karl Adolf Eichmann,, ex‐ufficiale delle SS,,
responsabile dei servizi di deportazione degli ebrei nei campi di sterminio,
catturato nel 1960 in Argentina da agenti israeliani, e da lì trasferito in Israele
dove viene processato e condannato a morte; Arendt assiste al processo come
inviata speciale del «New Yorker».
Le origini del totalitarismo ‐ 1
Î Antisemitismo / Imperialismo
Î Totalitarismo Æ regimi
g
comunista e nazista.
Î Centralità delle «masse»: sono costituite da quei gruppi amorfi che non
partecipano attivamente alla vita politica,
politica non se ne interessano,
interessano non sono istruiti:
sono insiemi di persone disperate e piene di risentimento a causa della guerra,
della povertà estrema, o dell’inflazione e della disoccupazione, che non si sentono
più rappresentate dalle istituzioni o dai partiti tradizionali,
tradizionali i quali sembra non
abbiano piani per contrastare la crisi.
Î I movimenti
i
i totalitari
li i mobilitano
bili
l masse e danno
le
d
l
loro
un orizzonte
i
di senso.
Le origini del totalitarismo ‐ 2
Î Centralità della propaganda, finalizzata a controllare totalmente le strutture
cognitive delle singole persone.
Î Robert Ley (leader nazista): «L’unica persona che nella Germania nazista ha
ancora una vita privata è qualcuno che dorme».
Î «La propaganda totalitaria crea un mondo capace di competere con quello
reale, il cui principale svantaggio è di non essere logico, coerente e organizzato».
Nelle
ll affermazioni
ff
i i contenute nella
ll propaganda
d totalitaria
li i non c’è
’è cinismo:
i i
i regimi
i i
totalitari credono alle loro «coerenti» costruzioni, e fanno di tutto perché esse si
trasformino in realtà:
«Nella Germania nazista contestare la validità del razzismo e dell’antisemitismo,
quando nulla contava all’infuori dell’origine
q
g
razziale,, q
quando una carriera
dipendeva dalla fisionomia “ariana” (Himmler soleva scegliere i candidati alle SS
dalle fotografie) e la quantità di generi alimentari dal numero degli ascendenti
ebrei equivaleva a mettere in dubbio ll’esistenza
ebrei,
esistenza del mondo».
mondo»
Le origini del totalitarismo ‐ 3
Î Nei regimi totalitari è nuova la struttura istituzionale, all’interno della quale
spiccano due elementi strutturali comuni:
(1) L’assoluta centralità del capo.
Anche se ha importanti manifestazioni simboliche,
simboliche tale centralità è pienamente
operativa, nel senso che il capo ha poteri decisionali che superano di gran lunga
quelli posseduti da un tiranno classico o da un dittatore ordinario, così come da
qualunque altro soggetto all
all’interno
interno dello stesso regime totalitario.
totalitario
Questi poteri gli derivano dall’altro aspetto strutturale fondamentale dei regimi
totalitari,
li i ovvero la
l grande
d caoticità
i i à delle
d ll strutture statuali,
li prodotta
d
d ll
dalla
sovrapposizione degli apparati di partito alle preesistenti istituzioni statuali o dalla
moltiplicazione e reduplicazione degli stessi apparati di partito.
Una simile complessità istituzionale, prodotto essa stessa dalle decisioni del capo,
ggli dà un enorme p
potere, p
perché egli
g p
può usare molto facilmente all’interno del
regime il sistema del divide et impera.
Le origini del totalitarismo ‐ 4
(2) Il ricorso
i
sistematico
i
i a una violenza
i l
di tipo
i nuovo.
È una violenza che viene esercitata in primo luogo contro la stessa società che il
movimento/regime totalitario vuole dominare.
Non si tratta tanto della violenza p
politica tipica
p di ogni
g dittatura, che è una violenza
temporanea, poiché è messa in atto solo per eliminare gli oppositori politici e
instaurare il regime dittatoriale.
La violenza cui ricorrono sia il nazismo che lo stalinismo è una violenza
permanente, tale da suscitare costantemente un terrore che deve indurre tutti i
«cittadini» a piegarsi alla volontà del partito dominante e del suo capo.
capo
La realizzazione del terrore permanente ha bisogno della individuazione di un
«nemico
i oggettivo»:
tti
costui
t i è un soggetto
tt che,
h pur essendo
d parte
t – in
i una forma
f
o
nell’altra – della comunità politica totalitaria, ne diventa «nemico» non per
qualcosa che ha fatto, ma per qualche caratteristica astratta e generale che
possiede, e che è definita a priori dal potere totalitario stesso (essere ebreo; essere
polacco; essere un contadino ricco, ecc.):
«L’introduzione del concetto di «nemico oggettivo» è per il funzionamento dei regimi totalitari molto
più importante della definizione ideologica delle rispettive categorie. Se si trattasse soltanto di
sterminare gli ebrei o i borghesi,
borghesi tali regimi potrebbero ritornare,
ritornare dopo un unico crimine colossale,
colossale alle
regole della vita normale e ai normali metodi di governo. Come sappiamo, è vero il contrario. La
categoria dei nemici oggettivi sopravvive ai primi nemici del movimento, determinati ideologicamente.
Ne vengono scoperti, secondo le circostanze, di nuovi. Prevedendo il completamento dello sterminio
degli ebrei, i nazisti avevano già adottato le misure preliminari necessarie per la liquidazione del
popolo polacco, e Hitler progettava addirittura la decimazione di certe categorie di tedeschi [Arendt
qui allude alle vittime della biopolitica nazista: malati di mente, handicappati]. Dopo aver cominciato
con i discendenti delle vecchie classi dominanti,
dominanti il terrore in Russia venne diretto contro i kulaki
all’inizio degli anni trenta, contro i russi di origine polacca fra il 1936 e il 1938, contro i tartari e i
tedeschi del Volga durante la guerra, contro gli ex prigionieri di guerra e i reparti delle forze di
occupazione dell’Armata rossa nel dopoguerra, e contro gli ebrei russi dopo la creazione di uno stato
ebraico. La scelta di tali categorie non è mai interamente arbitraria; poiché viene utilizzata per la
propaganda del movimento all’estero, deve cadere su gruppi la cui inimicizia possa apparire plausibile.
I processi spettacolari, che richiedono confessioni soggettive di colpa da parte di nemici
«oggettivamente» identificati,
identificati servono a scopi del genere; essi possono essere inscenati nel migliore
dei modi con gli individui che hanno ricevuto un’educazione totalitaria, che li mette in grado di
comprendere «soggettivamente» la loro dannosità «oggettiva» e di confessare «per amore della
causa». Il concetto di «nemico oggettivo», la cui identità varia secondo le circostanze (di modo che,
appena liquidata una categoria, si può dichiarar guerra a un’altra), corrisponde esattamente alla
situazione di fatto ripetutamente sottolineata dai dittatori totalitari: il loro regime non è un governo in
senso tradizionale, bensì un movimento, la cui avanzata incontra sempre nuovi ostacoli che devono
essere eliminati.
eliminati Supposto che si possa parlare di un pensiero giuridico totalitario,
totalitario si può dire che il
«nemico oggettivo» ne è l’idea centrale».
Le origini del totalitarismo ‐ 5
Î L’apoteosi
L’
i del
d l sistema,
i
i fi
infine,
viene
i
realizzata
li
nella
ll costruzione
i
d l sistema
del
i
d i
dei
campi di concentramento: questi sono gli spazi in cui tutto è possibile per il potere
totalitario; spazi in cui ogni tradizione giuridica conosciuta come propria di uno
stato civile può venire legittimamente sospesa; spazi in cui le masse che vi sono
adunate non sono più composte da persone ma da esseri anonimi, più vicini al
ggrado zero dell’animalità che a q
qualunque
q altra cosa; individui che p
possono essere
soppressi senza difficoltà; morti di cui – all’interno del regime totalitario – si
possono cancellare le tracce e la memoria, grazie a un ricorso a forme di
organizzazione e a risorse tecnologiche che sono espressione della massima
modernità.
Î Perché in effetti il totalitarismo è uno dei più avanzati (e sconvolgenti) prodotti
della modernità; è «una forma interamente nuova di governo che, in quanto
potenzialità e costante pericolo, ci resterà probabilmente alle costole per
l’
l’avvenire,
i all parii di altre
lt forme
f
che,
h apparse in
i momenti
ti storici
t i i diversi
di
i e basate
b t su
diverse esperienze di fondo, hanno accompagnato dopo d’allora l’umanità a
prescindere dalle temporanee sconfitte: monarchie e repubbliche, tirannidi,
dittature e dispotismo».
Le origini del totalitarismo ‐ 6
Î Qual
Q l è la
l natura del
d l fascismo?
f i
?
«Mussolini, che tanto amava il termine “stato totalitario”, non tentò di instaurare
un regime totalitario in piena regola, accontentandosi della dittatura del partito
unico. Dittature sostanzialmente non diverse sorsero in Romania, in Polonia, negli
stati baltici, in Ungheria,
g
in Portogallo
g
e infine in Spagna».
p g
«Comprovano la natura non totalitaria della dittatura fascista il numero
sorprendentemente basso e la relativa mitezza delle condanne inflitte agli
avversari politici. Durante gli anni particolarmente attivi dal 1926 al 1932 i
tribunali speciali pronunciarono 7 sentenze di condanna a morte, 257 a dieci anni
o più di carcere,
carcere 1.360
1 360 a meno di dieci anni e molte di più al confino; inoltre,
inoltre 12
mila persone arrestate vennero trovate innocenti, una procedura assolutamente
inconcepibile in un regime di terrore totalitario».
Î Opinioni di Renzo De Felice e di Emilio Gentile.
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