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"La difesa della razza".

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"La difesa della razza".
Letture storiche
Una rivista fascista : “La difesa della razza”
“La difesa della razza” era una rivista razzista ed antisemita, voluta e promossa dal fascismo, che
proponeva rimedi di tipo eugenetico (sterilizzazione, soppressione, castità, divieto dei matrimoni
misti) e segregazionista (isolamento, discriminazione) per impedire la contaminazione o
l’indebolimento della “razza italica”, e forniva una giustificazione pseudoscientifica delle leggi
razziali varate dal fascismo nel 1938.
Eugenetica. Insieme di metodi volti al perfezionamento della specie umana attraverso
selezioni artificiali operate tramite la promozione dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi e
la rimozione di quelli negativi.
Segregazionismo. Politica di segregazione razziale che consiste nella restrizione dei diritti
civili su base razzista. È caratterizzata dalla separazione delle persone nella vita quotidiana e
può ripercuotersi su varie attività, come ad esempio mangiare in un ristorante, frequentare
una spiaggia, usare i servizi igienici, frequentare la scuola, acquistare una casa, ecc. La
minoranza discriminata può svolgere queste attività solo con molte restrizioni, all’interno di
spazi “separati” da quelli frequentati dalla maggioranza che attua la discriminazione. Un
esempio di segregazionismo è quello sudafricano conosciuto come apartheid.
Due copertine della rivista
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Letture storiche
“La difesa della razza”, diretta da Telesio Interlandi, vide il suo primo numero il 5 agosto 1938 e
venne stampata, con cadenza quindicinale, fino al 1943 dalla casa editrice Tumminelli di Roma.
La rivista appare sulla scena con un forte sostegno finanziario e politico, accompagnata da una
martellante campagna pubblicitaria. In particolare, il ministro dell'educazione Bottai, con una
circolare ministeriale del 6 agosto 1938 inviata a tutti i rettori delle università e a tutti i direttori
degli istituti scolastici superiori, invita in modo assai energico a contribuire alla diffusione della
rivista e all'assimilazione dei suoi contenuti. Un fascicolo conservato nell'Archivio di Stato di
Roma, ci informa che la tiratura della rivista passò dalle 140-150.000 copie dei primi numeri alle
19-20.000 copie del periodo luglio-novembre 1940 (delle quali circa 9000 distribuiti come omaggi
o per abbonamenti).
“La difesa della razza” contribuì a creare (o a consolidare) un clima di intensa diffidenza e di
avversione nei confronti degli ebrei (ma anche degli africani, degli zingari, dei meticci, dei malati
di mente, di tutti coloro che venivano presentati come una minaccia per la presunta purezza
della razza italiana).
I contenuti
La rivista svolge frequentemente tematiche antisemite, in genere con toni di accesa violenza,
proponendo una rappresentazione fortemente negativa dell’ebreo. Gli articoli non aggiungevano
molto ai pregiudizi già diffusi, limitandosi a mettere insieme un'accozzaglia di imputazioni
infamanti tratte dalla secolare tradizione antigiudaica e antisemita (ad esempio l’“accusa del
sangue”, secondo la quale gli ebrei avrebbero praticato l’infanticidio rituale). “La difesa della
razza” si occupa inoltre delle colonie e svolge una propaganda razzista nel segno
dell'espansionismo, dell'esaltazione della guerra e delle virtù guerriere della "superiore stirpe
ariana" italiana, il tutto col sostegno di argomentazioni pseudoscientifiche.
L'obiettivo era di persuadere gli italiani che il colonialismo, l'eugenetica, il divieto dei matrimoni
misti, il segregazionismo e le leggi razziali erano scelte politiche giuste e necessarie.
Due articoli antisemiti tratti dalla rivista
Convinzioni eugenetiche ispirano quest’articolo del 1938
Difendiamo nella maternità le qualità della razza. [...] Un vecchio detto afferma: "Genitori sani –
figli sani; genitori ammalati – figli ammalati". Questa affermazione, considerata in generale,
contiene una grandissima verità. L'esperienza comune mostra come gli alcolizzati appartengono
perlopiù a famiglie di alcolizzati, come pure molti malati di mente, appartengono a famiglie di
ammalati di mente. [...] Se noi consideriamo attentamente i principali fattori di decadenza razziale
diffusi in Europa, indipendentemente dall'imbastardimento, noi possiamo ridurli a quattro
principali che sono l'abbandono delle campagne, la vita nelle grandi città, la denatalità, e le
malattie ereditarie. Contro i tre primi fattori il Regime da lungo tempo combatte strenuamente. Si
può anzi dire che il razzismo fascista abbia proprio il suo inizio in quest'azione di difesa generale
della razza italiana, azione di difesa generale che è stata seguita con attenzione e con ammirazione
dal mondo intero. È utile però richiamare l'attenzione dei nostri lettori sull'ultimo fattore di
degenerazione di una razza, che è appunto rappresentato dalle malattie ereditarie. È necessario
ancora riaffermare il concetto che soltanto una razza intimamente sana potrà essere sicura del suo
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avvenire. Questo concetto ha un valore universale e perenne perché corrisponde ad una legge
generale della natura. In natura non c'è possibilità di vita utile per il debole, per il degenerato, per
chi non può lottare per difendere se stesso e la propria specie; appena un ramo incomincia a
intristire viene schiantato, appena un animale non può più lottare soccombe. Delle miriadi di semi
che il vento diffonde lontano soltanto quelli sani possono riprodursi, gli altri non germogliano
neppure o danno una pianticella che non potrà vivere a lungo. In tal modo brutalmente la natura
provvede, senza pietà alcuna per i singoli individui, a che le specie e le razze restino sempre uguali
a se stesse non solo ma nella perpetua lotta per una vita migliore possano migliorare. La nostra
morale ed i nostri sentimenti ci impediscono di trarre da questo esempio delle conseguenze
irragionevoli; nella nostra società civile noi abbiamo il dovere di tutelare onorevolmente chi è
debole e chi soffre e non è certo l'Italia il paese in cui non si aiutino con ogni mezzo coloro che per
la razza costituiscono più un peso che una forza. Non è però senza ragione che dobbiamo trovare
nelle nostre belle e sane tradizioni la soluzione di questo
problema della degenerazione interrazziale. Poiché la soluzione è nota ai nostri forti abitatori delle
campagne, i quali ben conoscono come dalla sanità del coniuge dipende la sorte stessa della
famiglia. Nelle nostre campagne il matrimonio non è questione di convenienza o di capriccio: è
essenzialmente un dovere. A questo riguardo bisogna ricordare come l'antica sapienza dei nostri
rurali fa sì che essi prima di decidersi alle nozze indagano nella famiglia della futura sposa e
viceversa questa nella famiglia dello sposo, risalendo a ritroso nel corso delle generazioni. E poiché
nei paesi si conosce tutto si riesce anche a sapere se nella famiglia della futura compagna esistono
delle tare ereditarie, rappresentate da pazzi, da idioti, da sordomuti, ecc. e allora, a meno che la
sfrenata passione o il malinteso interesse non prendano il sopravvento, il matrimonio non avviene
affatto. [...] Del resto la Chiesa Cattolica stessa – come faceva notare poco tempo fa l'Osservatore
Romano – nella sua luminosa chiaroveggenza ha sempre sconsigliato quei matrimoni dai quali
possa risultare una discendenza minorata. Da quanto ho esposto risulta chiaro come l'azione per la
difesa della razza debba necessariamente essere intesa non solo come difesa della purezza del
nostro patrimonio biologico e spirituale ma anche come difesa della sanità di questo patrimonio.
Un ben inteso orgoglio di razza deve comprendere anche la coscienza del gravissimo tra tutti i
doveri di mantenere sano se stesso e sana la propria discendenza. Colui che, sapendolo, perpetua
delle tare ereditarie compie un delitto altrettanto grave di chi mette al mondo dei bastardi.
Guido Landra, La Difesa della razza, II, 20 dicembre 1938
Convinzioni segregazioniste ispirano quest’articolo del 1941
Ebrei al mare. Il camerata Riccardo Forti ci scrive da Genova quanto segue: "Parlare di villeggiatura
di stagione balneare al momento attuale può parere una stonatura; ma siccome è ben certo che
molte famiglie si recheranno anche quest'anno ai bagni, e il Ministero delle Comunicazioni ha
recentemente annunciato forti riduzioni ferroviarie per le località balneari, per spero che non vi
dorrete se raffronto – dal punto di vista razziale – un argomento di questo genere. Fra i
villeggianti, si può starne sicuri, gli ebrei saranno in percentuale molto notevole: esenti dal servizio
militare; esenti anche dai pensieri della guerra, poiché nessun loro parente si trova alle armi;
esenti persino dalle preoccupazioni d'indole generale che sono causate dal conflitto, poiché a
questi senza-patria ben poco interessa di quel che si svolge attorno a loro; ben bene impinguatisi
durante l'inverno e la primavera con i lauti affari che la credulità degli ariani e la mitezza delle leggi
ha permesso loro di fare; non c'è dubbio che i giudei d'Italia avranno una gran voglia di spendere e
di divertirsi, e si riverseranno sulle nostre spiagge. Si ripeterà così l'avvilente spettacolo degli scorsi
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anni: tutte le spiagge italiane infestate da un gran numero di ebrei, in una promiscuità con la
gioventù della nostra razza, i cui pericoli non c'è bisogno di sottolineare. Se nelle normali
manifestazioni della vita la promiscuità con gli ebrei è degradante e dolorosa, sulle spiagge, ove le
conoscenze, le amicizie e i cosiddetti "flirts" sono facilissimi, la presenza dei giudei, che sanno
mescolarsi agli ariani con somma abilità, costituisce uno sconcio deplorevole. Non si vuole
impedire alle famiglie ebree di godere il mare e il sole dell'Italia, dato che possono tranquillamente
e legalmente goderne tanti beni; si vuole soltanto operare anche qui una netta discriminazione,
che eviti il pericolo di nuovi contagi. Si istituiscano dunque stabilimenti balneari riservati agli
ebrei; essi destinino agli ebrei – nei grandi stabilimenti – dei reparti speciali. Chi vorrà vedere i
figli di Giuda saprà dove trovarli; e chi vorrà godersi la pace marina senza un così triste spettacolo,
potrà – vivaddio! – farne a meno".
“La Difesa della razza”, IV, sezione "Questionario", 20 maggio 1941.
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