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L`arto fantasma

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L`arto fantasma
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Neurologia
a cura del dott. Antonio Fabozzi - Psicologo
L’arto fantasma
La mano che non c’è, “eppur si muove”.
Molte persone a cui sia stata
amputata una parte del corpo
- più spesso un arto continuano anche a distanza
di anni a sentirne la presenza.
Queste persone riferiscono di avvertire
dei dolori atroci, sensazioni pruriginose,
crampi, alcuni addirittura credono di riuscire a muovere l’arto, altri invece al contrario, avvertono l’orribile sensazione di
avere il braccio bloccato in una particolare posizione.
Eppure queste persone non sono affatto pazze.
Si tratta di persone normali con una intelligenza anche superiore alla norma,
che essendo state amputate di una parte del corpo, continuano ad esperirne le
normali sensazioni, nei confronti di un
arto che, in effetti, non c’è più.
Il fenomeno dell’arto fantasma, un tempo fu interpretato come l’incontrovertibile prova dell’esistenza dell’anima.
Si pensava che al contrario della vera mano
ormai andata persa, quella “spirituale”,
continuava la sua vita normale.
Tuttavia, le attuali conoscenze e le moderne conquiste delle neuroscienze, hanno permesso di spiegare scientificamente i numerosi interrogativi che sbigottivano ma al contempo affascinavano i
primi studiosi.
V.S. Ramachandran, un neurologo indiano, è uno dei massimi esperti sul fenomeno dell’arto fantasma.
È anche grazie al suo contributo che questo problema ha ricevuto la giusta attenzione. Ramachandran racconta di quando una volta, sottraendo repentinamente la tazzina del caffè dalla mano fantasma di una sua paziente, dovette tristemente constatare di aver inflitto un
dolore così vivido e reale che la paziente sbottò di colpo: “Ahi! Non faccia così!
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Avevo appena stretto le dita intorno al
manico, quando lei ha tirato indietro la
tazzina. Fa molto male!”.
In che modo questa persona riusciva a
sentire una sensazione dolorosa così vivida e reale per una mano che in realtà
non esisteva più?
Una delle ipotesi è che i fasci nervosi del
moncone si irritino, provocando tutta quella serie di sensazioni dolorose.
Ma questa interpretazione può spiegare
il dolore all’arto o le sensazioni di fastidio
ma non gli altri tipi di sensazioni.
Così, con una serie di semplici ma al tempo stesso geniali esperimenti, Ramachandran ha scoperto che il cervello dei suoi
pazienti amputati, andava incontro ad importanti modifiche, e che le diverse sensazioni all’arto fantasma, provenivano in
realtà da altre parti del corpo.
Infatti, i circuiti cerebrali deputati al movimento e alla percezione tendevano a
riorganizzarsi.
Le aree cerebrali che prima controllavano la mano, ora che l’arto non c’era più,
iniziavano a sconfinare in alcune aree limitrofe, ossia nelle aree coinvolte nella
percezione degli stimoli provenienti dal
volto, situata proprio sotto l’area della
mano.
Ogni piccola parte del nostro corpo è
mappata, in una porzione precisa della
corteccia somatosensoriale.
Quest’area è adibita all’elaborazione degli stimoli provenienti dall’esterno.
Quindi se una goccia di pioggia ci cade
sul viso, una zona specifica dell’area somatosensoriale si attiverà per interpretare o per reagire allo stimolo.
Quest’area è organizzata in modo tale che
le parti del corpo capaci di movimenti più
fini e complessi, hanno una rappresentazione corticale molto più estesa.
Questa rappresentazione corticale prende il nome di Homunculus.
Questo si distingue in: Homunculus motorio, avente la funzione di controllare i
movimenti e Homunculus sensoriale, per
la percezione degli stimoli esterni.
L’area che controlla il volto e la mano oltre ad essere adiacenti sono anche molto
estese rispetto alle altre: tale differenza è giustificata dal fatto che la mano e
il volto realizzano movimenti complessi.
Ramachandran ha scoperto che nei suoi
pazienti amputati, le aree adibite all’elaborazione delle informazioni provenienti
dalla mano, ora che l’arto non c’era più,
iniziavano a fare sinapsi nell’area somatosensoriale/Homunculus del volto.
Strofinando con un batuffolo di cotone
alcuni tratti della guancia, un paziente
avvertiva delle chiare sensazioni di prurito all’arto fantasma.
Se gli si faceva colare una goccia d’acqua
sul volto, questi riferiva che un’altra goccia scivolava sulla sua mano fantasma.
Un paziente di Ramachandran, tormentato da un incontrollabile prurito alla mano
fantasma, recependo che le aree che controllavano la mano ora facevano sinapsi con quelle del volto, dopo un attimo
di riflessione, scherzando, aggiunse: “Se
non altro dottore, ora so dove grattarmi!”. Probabilmente per Ramachandran
non era affatto uno scherzo.
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