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“L`Adozione Mite entra in rete” VADEMECUM

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“L`Adozione Mite entra in rete” VADEMECUM
STRUMENTI DI LAVORO
“L’Adozione Mite entra in rete”
VADEMECUM
In
collaborazione
con
Cooperativa
Sociale
A.E.P.E.R
STRUMENTI DI LAVORO
Il Vademecum è stato elaborato
nell’ambito del progetto “L’Adozione
Mite entra in rete”, un percorso di
accompagnamento realizzato dalla
Cooperativa Sociale A.E.P.E.R. di
Bergamo con il sostegno di ASL
finanziamenti L.R. 23/99 e Provincia
di Bergamo – Settore Politiche Sociali.
Coordinamento editoriale
Silvano Gherardi
Dirigente del Settore Politiche Sociali
A cura di
Barbara Avanzi –Pedagogista
Lara Carrara- Assistente Sociale
Silvio Marchetti – Psicologo
Marco Ubiali - Assistente Sociale
Manuela Zaltieri_ Assistente Sociale
Stampa
Tipolito Montello
2
“L’Adozione Mite entra in rete”
VADEMECUM
in collaborazione con Cooperativa Sociale
A.E.P.E.R
2008
3
INDICE
Premessa
pag.
Introduzione
Presentazione del progetto “L’Adozione Mite
entra in rete”
Una possibile definizione dell’Adozione Mite
a cura di Manuela Zaltieri
Gli aspetti procedurali
Risposte alle domande piu’ frequenti
a cura di Marco Ubiali
L’intervento del servizio sociale
A cura di Lara Carrara
“ Parole tra famiglie “
Da famiglia affidataria a famiglia adottiva
A cura di Barbara Avanzi e Silvio Marchetti
Testimonianza sull’Adozione Mite
Allegato
Bibliografia
Collana Provincia
4
PRESENTAZIONE
Nell’ambito del progetto “Reti familiari, affido,
famiglie risorsa”, avviato con la legge 285/97, la
Provincia Settore Politiche Sociali ha promosso, in
collaborazione con il Servizio Famiglia dell’Azienda
Sanitaria Locale della provincia di Bergamo, il
Consultorio Diocesano, i Servizi affidi e le Reti
familiari del territorio provinciale e la Cooperativa
Sociale A.E.P.E.R., la realizzazione dell’iniziativa
“L’adozione mite entra in rete”.
L’attività - finalizzata all’approfondimento ed al
confronto riguardo all’applicazione del istituto
dell’adozione mite nel territorio provinciale – è
consistita in un percorso formativo rivolto ad un
gruppo
di
famiglie
affidatarie
coinvolte
nell’adozione mite.
Gli incontri, effettuati presso la sede di A.E.P.E.R.
a Torre de’ Roveri , sono stati condotti da una
pedagogista e uno psicologo e, a partire dalle
diverse esperienze affidatarie e di adozione mite ,
quest’ultima con diversi livelli di attuazione, hanno
accompagnato per diversi mesi il processo di
attuazione e di elaborazione affrontato da queste
famiglie.
Durante gli incontri dei genitori, i figli naturali e i
bambini e i ragazzi in affido hanno partecipato ad
alcune attività ludiche e di animazione su
tematiche affini condotti da un’ educatrice.
Il progetto ha ricompreso un’attività di raccordo,
monitoraggio e valutazione con la Provincia, l’ASL e
il Tribunale per i Minorenni e l’attività di
documentazione e restituzione ai servizi territoriali
a conclusione del percorso formativo.
Considerato lo sviluppo significativo di questo
progetto nel corso del tempo, si è ritenuto
importante pubblicare questo “Vademecum” a
partire dalla documentazione prodotta dagli
operatori e dalle famiglie coinvolti nel percorso
formativo a supporto dell’attività di operatori e
famiglie su questo tema.
L’Assessore alle Politiche Sociali
Bianco Speranza
Il Presidente
Valerio Bettoni
5
INTRODUZIONE
A cura di Barbara Avanzi
L’incontro professionale con le famiglie
impegnate in esperienze di accoglienza di
minori ha fatto emergere in molti operatori
sociali la necessità di approfondire la tematica
dell’adozione mite.
A questo particolare tipo di adozione è poi
connesso sia il tema della genitorialità sociale che implica discorsi innovativi di carattere
pedagogico e politico - sia
quello delle
genitorialità “ non naturale” o adottiva che oggi
occupa tanto spazio nell’opinione pubblica.
Accanto a queste evidenze sono emerse, sia
nel dibattito nazionale che locale, alcune
considerazioni inerenti l’adozione mite che
possono essere così sintetizzate:
-
questo strumento giuridico può essere un
punto di partenza per sperimentare
prassi che rientrano in un progetto
culturale ampio di protezione dell’infanzia
. Siamo infatti in una società complessa
in cui sia i bisogni dei minori sia le
risposte per farvi fronte si presentano
complessi ( zona grigia dell’abbandono
dei minori - bambini nel limbo..); a ciò si
aggiunge la necessità di operare con
strategie di consenso e collaborazione
delle persone coinvolte
-
esistono nei territori risorse familiari con
grandi capacità affettive ed educative,
alcune di esse sono già impegnate in
6
esperienze di affido , altre famiglie
potrebbero
probabilmente
essere
ingaggiate nell’avvio di adozioni miti. In
provincia di Bergamo vi sono numerose
esperienze di reti di famiglie che sanno
sostenere e lavorare, fianco a fianco,
con le famiglie, anche quando esse
compiono
scelte
impegnative
nell’interesse dei minori che accolgono.
Si evidenzia inoltre una pluralità sempre
più vasta di modelli familiari e sociali non
più ascrivibili in rigidi schemi a cui si
potrebbe guardare con attenzione
nell’interesse di tanti minori in situazioni
di semi abbandono
-
si sente forte la necessità di un ruolo più
ampio dei servizi sociali per i minori e le
famiglie
,
servizi
che
possano
accompagnare i soggetti in campo (
famiglie naturali, famiglie affidatarie o
adottive,
minori..)
in
significative
trasformazioni in cui la tensione etica e
professionale degli operatori non si
abbassi , anzi possa specializzarsi e
possa
progettare
sempre
meglio
interventi di cura e tutela.
L’esperienza del progetto “L’adozione mite
entra in rete” ha confermato l’importanza di
individuare
luoghi
di
confronto
e
approfondimento che coinvolgano soggetti del
pubblico, del privato sociale e, soprattutto, le
famiglie
interessate
per
sostenere
concretamente l’operatività rivolta a minori e
famiglie.
7
L’ADOZIONE MITE ENTRA IN RETE
Presentazione del progetto realizzato tra il
2005 ed il 2007
Il percorso di accompagnamento e formazione
per le famiglie coinvolte nell’istituto giuridico
dell’adozione non legittimante (ex art.44lettera D , previsto nella legge 149/2001)
comunemente denominata ADOZIONE MITE, si
è avviato sul territorio della provincia di
Bergamo a seguito della presentazione del
progetto da parte della Cooperativa Aeper
“L’Adozione Mite entra in Rete” per il
finanziamento della legge regionale 23/99 della
Regione Lombardia.
Si è trattato di riconoscere la necessità di
aprire un contesto di confronto, formazione e
coordinamento tra operatori dei servizi
coinvolti ( Servizio adozioni dell’ASL, Consultori
,Servizi e Reti Affidi e Uffici Tutela Minori) nella
prassi dell’Adozione Mite che è in fase di
sperimentazione da parte del Tribunale per i
Minorenni di Brescia.
In particolare si è voluto intervenire per evitare
ed arginare il disorientamento delle famiglie
che si avviavano a passare da affidatarie ad
adottive . Tale passaggio si è infatti rivelato
molto delicato per tutti i soggetti coinvolti in
quanto
il passaggio dall’affido all’adozione
8
rappresenta un “cambio di identità” (per la
coppia affidataria, per il minore, per la famiglia
di origine, per il servizio sociale, per i figli
naturali…) che va sostenuto attraverso
l’accompagnamento e la cura di tali processi.
Il progetto “L’adozione mite entra in rete” ha
poi avuto uno sviluppo significativo nel corso
del tempo. Esso ha via via consolidato la
valenza provinciale attraverso la collaborazione
con la Provincia di Bergamo Settore Politiche
Sociali e il Centro Adozioni dell’ASL della
provincia di Bergamo che sono diventati gli
interlocutori privilegiati per affrontare e
approfondire le questioni critiche emerse.
In particolare,l’Ente gestore - Cooperativa
Aeper - ha operato a fianco del Gruppo di
lavoro
interistituzionale,
poi
Gruppo
di
formazione, denominato “ Servizi Affidi e Reti
Familiari “
Questo stile interistituzionale di
lavoro ha
permesso che si avviasse tra soggetti diversi
del pubblico e del privato-sociale quel sistema
di sinergia e connessione così necessario per il
lavoro sociale in genere ed assolutamente
indispensabile per sostenere lo strumento
dell’Adozione Mite.
La transizione dall’affido all’adozione richiede
infatti un accompagnamento a medio-lungo
termine in cui è assolutamente strategico
“mettersi in rete” e quindi confrontarsi e
lavorare insieme.
A fronte del dibattito nazionale inerente
l’Adozione Mite e per la complessità e novità
delle esperienze appena avviate, si è anche
delineata la necessità di aprire un confronto in
itinere con il Tribunale per i Minorenni di
Brescia. Tale confronto ha portato nel
settembre 2006 a realizzare un incontro con la
Dott.ssa Laura D’Urbino - Giudice presso il
Tribunale per i Minorenni di Brescia- in cui sono
9
stati affrontati alcuni nodi cruciali dell’adozione
mite.
Per l’attività dell’anno 2007 si è scelto di
coinvolgere anche il Consultorio Diocesano di
Bergamo quale soggetto significativo nel
quadro delle istituzioni di carattere provinciale
che operano con attenzione sui temi della
famiglia.
Il progetto, di durata triennale, ha perciò
usufruito di fonti di finanziamento diverse in
relazione alle competenze dei vari soggetti
istituzionali coinvolti (ASL legge regionale
23/99, Provincia di Bergamo Settore Politiche
Sociali e Consultorio Familiare Diocesano)
Si sottolinea infine che il coinvolgimento delle
istituzioni locali e del Tribunale ha consentito al
progetto di assumere un più ampio e
riconosciuto valore formativo e divulgativo:
,ltre ad approfondire un nuovo modello di
intervento nell’ambito della tutela dei minori, si
è creata un’attenzione pubblica e politica verso
queste esperienze che lungi dall’essere private,
rivestono il carattere di bene comune.
AZIONI DEL PROGETTO:
1- Individuazione e monitoraggio delle
situazioni di adozione mite sul territorio
provinciale
Questa azione si realizza attraverso la
collaborazione tra l’Ente gestore del progetto ,il
Gruppo provinciale delle Reti Familiari e Servizi
Affidi ed il Servizio Famiglia dell’ASL
E’ una complessa azione di raccolta “il più
possibile ampia” delle esperienze in corso che è
in grado di fornire una mappatura annualmente aggiornata - che consente di
elaborare alcune riflessioni di tipo qualitativo e
quantitativo da parte degli operatori sociali
10
che delle
raccolta
famiglie
possibilità
gruppo.
famiglie stesse. Attraverso questa
è possibile soprattutto offrire alle
coinvolte
nell’adozione
mite la
di beneficiare del lavoro formativo di
2- Accompagnamento psico-pedagogico
delle famiglie attraverso il gruppo
Il percorso che porta all’Adozione Mite
si
sviluppa per le famiglie su tempi medio-lunghi
e pertanto l’azionei cura e l’accompagnamento
di
“tutta
la
famiglia”
nell’assunzione
consapevole di nuove modalità di relazione e di
gestione delle dinamiche intrafamiliari risulta
fondamentale.
Sono processi di cambiamento che vanno
monitorati in itinere e attraverso l’azione di
supporto esercitata dal gruppo stesso delle
famiglie che stanno vivendo la stessa
esperienza.
Il lavoro di gruppo è pertanto centrato a
sostenere i vissuti presenti in questa fase di
transizione ed a introdurre elementi conoscitivi
utili a delineare la nuova identità e
responsabilità di famiglia adottiva e non più
affidataria.
Nell’ambito formativo particolare attenzione si
dedica al ruolo della famiglia di origine che a
seguito
dell’adozione
mite
assume
una
posizione diversa non solo giuridicamente ma
anche simbolicamente sia nei confronti del
figlio che della famiglia che lo adotta.
Tutti questi elementi di complessità sono
affrontati nel gruppo di formazione dove si è
cerca di fare il più possibile unità tra i vincoli
del sistema giuridico, le azioni dei servizi sociali
ed i bisogni delle famiglie e dei minori.
La modalità dell’azione formativa è quella
caratterizzata dal laboratorio inteso come
setting deputato a raccogliere ed a sviluppare
competenze riflessive attraverso la conduzione
11
e il contributo di operatori professionali (uno
psicologo ed un pedagogista).
3- Laboratorio di animazione con i figli
delle famiglie
La scelta familiare di intraprendere un’adozione
mite vede ovviamente coinvolti anche i figli
naturali.
Pertanto il progetto prevede la realizzazione di
un percorso educativo di gruppo finalizzato ad
esplorare le dimensioni emotive ed affettive
che l’adozione mite di un minore introduce nel
sistema fraterno . Si tratta di affrontare in
modo
attivo
e
coinvolgente
il
tema
dell’accoglienza, del riconoscimento della
diversità,
della
gestione
dei
conflitti,
dell’educazione ai sentimenti..
4- Raccordo interistituzionale sul tema e
sulla prassi dell’Adozione Mite
Questa azione di raccordo e connessione con le
istituzioni coinvolte si attua attraverso il
rapporto di scambio e confronto avviato con il
Gruppo provinciale “Servizi Affidi e Reti
Familiari .Esso infatti consente di costruire
occasioni in cui sia possibile far convergere e
far lavorare insieme soggetti diversi su questo
specifico tema. A tale proposito è stato
realizzato - a metà progetto - un momento di
restituzione e socializzazione con i vari
operatori sociali e le famiglie . In tale occasione
pubblica si è evidenziata l’attività svolta ed è
stato possibile rielaborare alcuni contenuti e
rilanciare nuove e condivise
modalità
operative.
A fronte dei cambiamenti avvenuti sul territorio
provinciale in questi anni, relativamente ai
servizi competenti per la tutela minori e l’affido
, il progetto è stato anche orientato alla
realizzazione di un
VADEMECUM . Esso
12
risponde alla necessità di fornire agli operatori
sociali ed in parte anche alle famiglie , un
materiale di tipo conoscitivo e operativo che,
mutuando dalle esperienze in corso e dalla
elaborazione delle stesse nelle varie sedi
istituzionali, possa descrivere ed evidenziare
sia le tematiche più frequenti della transizione
affido-adozione mite - dal punto di vista delle
famiglie, dei minori e dei servizi - sia le
procedure e le prassi operative.
13
UNA POSSIBILE DEFINIZIONE
DELL’ADOZIONE MITE
A cura di Manuela Zaltieri
Da qualche anno è in corso un dibattito
sull’adozione e sull’affidamento familiare che
ha comportato la ricerca di nuovi orientamenti
e prassi operative da parte dei Tribunali per i
Minorenni per l’applicazione dell’istituto della
cosiddetta “adozione mite”, in attuazione del
dettato legislativo che afferma il diritto del
minore alla famiglia anche con l’apertura a
nuove forme di accoglienza.
Sempre più spesso i soggetti coinvolti nella
gestione
di
situazioni
familiari
multiproblematiche si devono confrontare con
una realtà molto complessa che comporta la
necessità di operare delle scelte e di muoversi,
in relazione ai casi concreti, con soluzioni che
rispondano al superiore interesse dei minori
collocati
in
affido
familiare
a
tempo
indeterminato.
La legge del 2001 su adozione e affido lascia
infatti un vuoto normativo rispetto alle
situazioni molto diffuse dell’affido sine-die
relative ai minori per i quali, spesso a distanza
di anni dall’inizio dell’affido, non è possibile il
rientro in famiglia a causa del permanere di
profonde carenze rilevate sul versante delle
competenze genitoriali. Questi casi rimangono
privi di un inquadramento normativo perché la
necessità di prolungare la permanenza del
minore nella famiglia affidataria a tempo
indeterminato snatura l’istituto dell’affido
fondato sul principio della temporaneità,
14
facendo emergere la necessità di dare una
nuova veste giuridica ad una situazione che si
configura in modo diametralmente opposto a
quello sopra delineato.
Nel tempo si sono sviluppati ed affermati nuovi
modelli di famiglia connotati dalla compresenza
di legami che sorgono anche al di fuori della
famiglia coniugale. Tali cambiamenti portano a
valutare i rapporti esistenti tra una genitorialità
biologica e una genitorialità sociale e a
considerare prioritariamente che il senso di
identità personale può essere preservato al
minore solo se si permette a quest’ultimo di
mantenere i legami che si sono costruiti nel
tempo con una continuità di affetti.
Negli ultimi vent’anni, le situazioni di
abbandono, a fondamento delle dichiarazioni
di adottabilità dei minori, si sono lentamente
modificate. In sostanza, sono sempre meno i
casi di adottabilità di minori in cui i genitori si
sono del tutto disinteressati dei figli, mentre
sempre più sono i casi di genitori che hanno
stabilito con i figli relazioni interpersonali e
condotte lesive e pregiudizievoli, tali da indurre
il Tribunale per i Minorenni a ritenere che, nelle
fattispecie, siano da configurarsi comunque
quali situazioni di abbandono.
Nell’ambito dell’attività di protezione dei minori
si evidenzia una serie di situazioni grigie di
“semi-abbandono permanente” di minori.
Si tratta di situazioni inizialmente connotate da
una difficoltà temporanea da parte dei genitori
ad occuparsi dei figli, dovuta frequentemente
ad una inadeguatezza sul fronte delle capacità
educative e di accudimento dei figli, tale da
condurre all’affidamento familiare.
Queste
situazioni evolvono in senso negativo, con un
abbandono che si consolida progressivamente
nel tempo, anche se gli incontri ed i rapporti
tra il minore e la famiglia continuano.
Ci si trova pertanto sempre più spesso di fronte
a situazioni per le quali il Tribunale fatica a
15
decretare l’abbandono morale e materiale, pur
in presenza di genitori con evidente incapacità
educativa, con relazioni caratterizzate da
condotta lesiva, trascurante e pregiudizievole,
che però non sono tali da configurarsi come
situazioni per le quali è possibile dichiarare lo
stato di adottabilità.
La legislazione vigente delinea un profilo
dell’affidamento
familiare
sempre
più
caratterizzato
dalla
temporaneità
dell’allontanamento del minore, fissandolo in
un massimo di 24 mesi, prorogabile dal
Tribunale per i Minorenni “qualora la
sospensione dell’affidamento rechi pregiudizio
al minore”, a fronte di un situazione
caratterizzata da affidi che durano nel tempo e
per i quali il rientro in famiglia appare
impercorribile.
Si fa rientrare nell’espressione “adozione
aperta o mite” ogni forma di adozione non
legittimante, che quindi conserva rapporti
giuridici anche con la famiglia biologica e che,
pertanto, riconosce la possibilità di evoluzioni
adottive dei percorsi di affido familiare.
Con l’espressione “adozione mite” si intende
fare riferimento ad una delle quattro ipotesi
dell’adozione in casi particolari, disciplinate
dall’art. 44 lett. d della legge 4 maggio
1983,n.184
“Disciplina
dell’adozione
e
dell’affidamento dei minori”, successivamente
modificata dalla legge 28 marzo 2001, n.149
“Diritto
del
minore
ad
una
famiglia”,
riguardante i minori che, posti in affidamento
familiare, restino presso l’affidatario anche
dopo la scadenza del termine dell’affidamento
perché il rientro nella famiglia di origine è
risultato irrealizzabile, cosicchè l’affidamento
temporaneo si trasforma in affidamento
familiare giudiziario a tempo indeterminato.
Proprio per le sue caratteristiche e i suoi effetti,
questa adozione viene indicata come “mite” in
contrapposizione
all’adozione
nazionale
16
“legittimante o “forte”, disciplinata dagli articoli
dalla legge n.184/83 poi modificata dalla legge
n.149/01, che interrompe definitivamente il
rapporto giuridico genitore-figli e non ne
prevede la perpetuazione, neanche in via di
fatto.
Lo spazio disciplinato dalla lettera d) dell’art.
44 delle leggi citate, che consente l’adozione
di minori “quando vi sia la constatata
impossibilità di affidamento preadottivo”, è
riservato ai casi in cui i minori abbandonati si
trovino già presso un’altra famiglia, a cui sono
legati da un legame affettivo solido, tanto che
un allontanamento determinerebbe per gli
stessi un serio pregiudizio, e riconosce il diritto
del minore ad una stabilità futura personale e
familiare, creando condizioni di certezza sotto il
profilo giuridico.
Al contempo, il mantenimento del rapporto con
la famiglia di origine permette a questi minori
di prendere gradualmente coscienza, in prima
persona, e non per “sentito dire”, dei limiti e
delle incapacità della famiglia di origine,
rendendo loro più comprensibili ed accettabili le
ragioni dell’allontanamento e dell’adozione
successiva da parte della famiglia affidataria.
Questo modo di concepire l’adozione all’interno
di un contesto di relazioni familiari complesse,
può divenire l’esperienza di una differenza, di
una riorganizzazione dei rapporti tra famiglia
adottiva e di origine, in una prospettiva che
non crea una frattura totale da un precedente
sistema familiare e la
sostituzione con un
altro.
La valenza innovativa dell’adozione mite
consiste pertanto in una soluzione che ha,
come sua caratteristica, quella di non rompere
il rapporto giuridico di filiazione (mantenimento
del cognome) e di consentire al minore di
continuare, o riprendere, i rapporti con i suoi
genitori e i parenti, trasferendo però
interamente agli adottanti la responsabilità e la
17
cura del minore, con i relativi obblighi di
mantenerlo, istruirlo ed educarlo.
In tali casi, la relazione interpersonale tra il
minore e la sua famiglia di origine non viene
interrotta del tutto, ma si realizza, se viene
fatta specifica richiesta, secondo modalità
eventualmente indicate nel provvedimento di
adozione dal Tribunale per i Minorenni.
Questa adozione può essere effettuata da una
coppia o da persona singola e non prevede
alcun limite massimo di differenza di età tra
adottanti e adottato. Al cognome del minore si
antepone quello dell’adottante.
L’adozione mite non interrompe il rapporto di
filiazione
(al
contrario
dell’adozione
legittimante) tra minore e genitori di origine,
ma ne aggiunge un secondo conseguente
all’adozione e la potestà spetta all’adottante.
In tal modo si assicura al minore una tutela
adeguata e stabile, senza cancellare del tutto la
famiglia di origine da cui si può ottenere
l’adesione al progetto adottivo. Il minore non
diventa quindi figlio legittimo degli adottanti e
non stabilisce alcun rapporto di parentela con i
componenti della famiglia adottiva.
L’adozione mite presuppone il consenso del
minore , se ultra quattordicenne, o dei genitori
naturali, se esercitano la potestà sul minore,
oppure del tutore, se i genitori sono dichiarati
decaduti dalla potestà genitoriale.
Il Tribunale per i Minorenni può promuovere
l’adozione anche contro l’assenso dei genitori
“ove ritenga il rifiuto ingiustificato o contrario
all’interesse dell’adottando”. L’adozione può
essere inoltre revocata anche se per gravi
motivi.
L’adozione mite si pone nella prospettiva di
superare il rischio di pensare all’adozione come
“una seconda nascita” , con una cancellazione
di ogni riferimento al passato del bambino, ai
suoi legami affettivi. Il non recidere totalmente
i rapporti può indurre le famiglie di origine ad
18
assumere un atteggiamento più favorevole nei
confronti dell’adozione , sapendo che potranno
continuare ad avere notizie circa i loro figli,
magari anche ad incontrarli.
In materia di adozione in casi particolari, è da
evidenziare il recente intervento della Corte
Costituzionale
(Ordinanza
n.
347
del
29/07/2005) che ha riconosciuto l’applicabilità
dell’istituto dell’adozione in questione anche a
favore dei minori stranieri. Il ragionamento
sotteso merita di essere sottolineato: la Corte
ha infatti sostenuto che “l’adozione in casi
particolari,
che
ha
effetti
più
limitati
dell’adozione legittimante, non presenta aspetti
di eccezionalità o almeno peculiarità tali da
impedirne l’estensione agli stranieri”. Sembra
potersi desumere quindi il principio generale
per cui - per evidenti ragioni di eguaglianza,
equità e giustizia - gli istituti giuridici di diritto
nazionale a favore dei minori italiani possano
ben applicarsi anche ai minori stranieri,
laddove non sussistano ostacoli o impedimenti
al
loro
riconoscimento
all’interno
dell’ordinamento
giuridico
straniero
di
appartenenza/riferimento.
19
GLI ASPETTI PROCEDURALI
RISPOSTE ALLE DOMANDE PIU’
FREQUENTI
Intervista alla Dr.ssa Laura D’Urbino Giudice
del Tribunale per i Minorenni di Brescia
A cura di Marco Ubiali
Quale possibile definizione dell’adozione
mite e perché viene utilizzata?
Questo “istituto” è stato riscoperto dalla
giurisprudenza negli ultimi anni perché la legge
149/01 su adozione e affido lascia un vuoto
normativo rispetto a situazioni molto diffuse
che sono quelle dell’affido sine-die .
L’affido è sempre stato contemplato dal
legislatore come un istituto temporaneo anche
se, nella prassi fino al 2001, non sempre era
temporaneo.
Oggi non è possibile, per legge, che in un
decreto del Tribunale per i Minorenni si trovi
scritto: “affido dei minori alla famiglia fino alla
maggiore età”. Di fatto è risaputo che sono
tante le situazioni in cui, fin dall’inizio, l’affido è
tutt’altro che temporaneo, cioè non ci saranno
mai le condizioni per un rientro del minore in
famiglia.
Queste situazioni sono rimaste prive quindi di
un inquadramento normativo per cui si procede
ogni due anni a riconvocare genitori, minore,
affidatari e si provvede con proroghe biennali
degli affidi, ma poi, fatte due proroghe, ci si
rende conto che l’istituto viene snaturato
perché la prima proroga viene già contemplata
come eccezionale.
20
La giurisprudenza ha quindi riscoperto un
istituto che non era più utilizzato, quello
dell’art. 44 della legge sull’adozione che
prevede quattro casi e, di questi, quello che è
stato “riscoperto” è previsto alla lettera d che
consente di offrire una soluzione a quelle
situazioni in cui un bambino è inserito ormai da
tempo, a pieno titolo, nella famiglia affidataria
e non si intravede nessuna possibilità, neanche
in futuro, che possa rientrare nella famiglia
naturale.
Con l’adozione mite si dà veste giuridica ad una
situazione che non rientra più nell’istituto
dell’affido, quale intervento temporaneo, e
quindi consente di chiudere, da un punto di
vista giuridico, certe situazioni e di dare
tranquillità ad un ragazzino che, in realtà, una
famiglia naturale ce l’ha solo sulla carta.
Con l’adozione mite si interviene su situazioni
di questo genere in modo positivo da tutti i
punti di vista: psicologico, morale ed
economico. Il ragazzo si sente inserito in una
famiglia a pieno titolo e non è in una situazione
in cui ogni due anni deve recarsi in Tribunale,
non sa se l’affido verrà prorogato e attende con
ansia di conoscere l’esito della valutazione del
Tribunale.
In realtà, purtroppo, non sono molte le
sentenze di adozione mite per una serie di
ragioni che emergeranno successivamente .
In quali casi si fa ricorso all’adozione
mite?
In genere i casi di adozione mite sono
situazioni in cui la famiglia d’origine è poco
presente o assente da tempo e viene dato
facilmente il consenso; sono situazioni limite in
cui la famiglia non frappone ostacoli, casi in cui
è prevedibile un’evoluzione positiva. Andare a
forzare i casi in cui l’affido va bene, volerlo
21
trasformare in adozione mite, non sempre è la
soluzione migliore.
La legge prevede che l’affido sia biennale con
una possibilità eccezionale di proroga, ma la
prassi sta diventando che le proroghe vengono
effettuate perché bisogna prendere atto che la
situazione è questa: nel momento in cui i
minori non possono rientrare in famiglia,
cambiare famiglia non serve, è inutile, stanno
bene dove si trovano per cui si proroga l’affido
motivata dall’interesse del minore.
Per il minore la scelta dell’adozione mite, nel
suo
interesse,
è
auspicabile,
ma
è
improponibile l’adozione mite per ogni affido in
scadenza, dopo 2 o 4 anni.
In alcune situazioni limite in cui, soprattutto,
c’è una famiglia naturale particolarmente
assente, quando non ci sono le condizioni per
pronunciare
l’adozione
legittimante,
con
l’adozione mite si assicura tranquillità al
minore.
Cosa prevede l’articolo 44 della Legge
184/83 così come sostituito dalla Legge
149/01?
L’articolo che è stato valorizzato l’articolo 44
che prevede quattro ipotesi di adozione mite di
cui quella più usata è la lettera b, cioè
l’adozione speciale del coniuge, dell’altro
genitore.
E’ il caso della mamma nubile che ha
riconosciuto da sola un figlio e poi si sposa con
un uomo che non è il padre del bambino
oppure della donna straniera che viene in Italia
con il bambino, il padre resta in patria e se ne
disinteressa da anni, la donna si risposa e il
coniuge adotta il bambino. Questi sono casi
usuali e molto diffusi numericamente.
La nostra attenzione è invece concentrata sulla
lettera d quando cioè vi sia la constatata
22
impossibilità
dell’affidamento
pre-adottivo,
ossia per quelle situazioni di affidi sine-die in
cui l’adozione forse poteva essere proposta ma,
di fatto, non lo è stata per una serie di
motivazioni:
 non c’è stato inizialmente il coraggio di
avviare la procedura
 l’adozione è stata riformata dalla Corte
d’Appello
 si trattava di una situazione limite
 ragioni varie.
Quali sono le condizioni
applicare l’art 44 lettera d?
per
poter
Le condizioni per la pronuncia sono, anzitutto,
che si sia radicato l’inserimento del minore
nella famiglia affidataria. E’ impensabile che,
collocato il ragazzino in affido eterofamiliare,
dopo sei mesi si presenti domanda per
un’adozione mite; ci deve essere stata almeno
una proroga biennale di un affido già biennale,
poi, dopo quattro anni, si decide di far
presentare la domanda.
E’ necessario poi che gli aspiranti genitori
adottivi, la coppia che ha accolto il ragazzino in
affido, presentino domanda di adozione.
Di quanto tempo dispongono i genitori
naturali per impugnare la sentenza ?
Dal momento in cui ai genitori viene notificata
la sentenza decorrono i trenta giorni per
impugnare l’atto.
23
Cosa fare se il dispositivo della sentenza
contiene errori?
Un eventuale errore nel dispositivo, ad esempio
è sbagliato il nome del minore, rappresenta un
problema per l’ufficiale di stato civile del
comune per le necessarie trascrizioni.
E’
importante che si riceva l’atto e che il
dispositivo
sia
corretto.
La
correzione
dell’errore materiale delle sentenze avviene se
c’è errore nel dispositivo.
Per la pubblicazione possono esserci inoltre
tempi lunghi per il carico di lavoro cui deve far
fronte la Cancelleria.
I genitori naturali devono dare il consenso
all’adozione mite ?
Il punto più delicato di questa procedura è che
è richiesto il consenso dei genitori, il genitore
deve essere comunque sentito, lo stabilisce la
legge: “per l’adozione è necessario l’assenso
dei genitori e del coniuge dell’adottando”. Se il
genitore dà il consenso si può procedere, se il
genitore - che non è decaduto dalla potestà è contrario, la mancata prestazione del
consenso impedisce la pronuncia dell’adozione.
Il Giudice non può fare nessuna valutazione,
ma prende atto che non è stato dato il
consenso e ciò impedisce l’accoglimento della
domanda.
Come è possibile procedere in assenza di
consenso
da
parte
dei
genitori
d’origine/naturali ?
L’unico éscamotage per superare la mancata
prestazione del consenso è questo: se il
24
genitore viene convocato e non dà il consenso si parla del genitore non decaduto dalla potestà
- si lascia sospeso il procedimento volto
all’eventuale pronuncia di adozione e, a latere,
si avvia un procedimento civile per la
decadenza della potestà del genitore.
Bisogna però fare attenzione perché i genitori
adottanti, gli affidatari, non sono legittimati a
chiedere la decadenza della potestà del
genitore naturale, non possono proporre la
domanda.
In questi casi bisogna chiedere al Pubblico
Ministero di proporre la domanda perché è
legittimato a farlo.
Resta pertanto sospeso il procedimento volto
all’eventuale adozione mite, si attende che
diventi definitiva la pronuncia di decadenza del
genitore naturale e poi si procede.
Quale è la procedura se i genitori naturali
sono decaduti dalla potestà ?
Se i genitori naturali sono decaduti dalla
potestà, l’art. 46 della legge prevede che il
Tribunale per i Minorenni possa valutare se
questa mancata prestazione del consenso sia
conforme all’interesse del minore e, nel caso in
cui il genitore non abbia agito conformemente
all’interesse del minore, è possibile superare la
contrarietà motivando il dissenso.
E’ pertanto necessario l’intervento del Giudice
che deve motivare, magari con il supporto dei
Servizi Sociali che svolgeranno un’indagine
mirata su questo punto e del Pubblico Ministero
che, a latere, deve promuovere la decadenza
della potestà.
Infatti l’art. 46 dice “ per l’adozione è
necessario il consenso dei genitori. Quando è
negato l’assenso previsto dal 1° comma, il
tribunale, sentiti gli interessati su istanza
dell’adottante, può, ove ritenga il rifiuto
ingiustificato
o
contrario
all’interesse
25
dell’adottato, pronunciare adozione salvo che
l’assenso sia stato pronunciato dai genitori
esercenti la potestà”.
I Servizi Sociali dispongono di un canale diretto
col Pubblico Ministero e, spesso, il Pubblico
Ministero apre procedimenti sulla base sulla
base di una loro segnalazione.
I minori devono
all’adozione ?
esprimere
l’assenso
Ci vuole l’assenso del ragazzo se ha compiuto i
quattordici anni d’età e va comunque sentito se
ne ha compiuti dodici.
E’previsto inoltre dall’art. 45 che venga sentito
il tutore.
Quale ruolo possono svolgere i servizi
affidi ?
Potrebbe trattarsi di un ruolo significativo,
considerato che, per il Tribunale, si tratta di
casi marginali e le famiglie sono poco
informate. Si vede molto positivamente il fatto
che sia il servizio che segue la famiglia
affidataria che, ad un certo punto, valuta con la
famiglia stessa la possibilità di concludere
l’esperienza di affido con l’adozione mite
questo perché è il servizio territoriale che
effettivamente conosce le situazioni meglio di
chiunque altro. E’ il servizio che deve informare
gli affidatari riguardo a questa possibilità.
La famiglia affidataria deve presentare
domanda di adozione per avviare la
procedura di adozione mite?
L’adozione mite richiede che la coppia presenti
presso la Cancelleria del Tribunale per i
Minorenni la domanda di idoneità all’adozione.
26
Quando va presentata
adozione mite ?
la
domanda
di
Nel momento in cui è stato prorogato l’affido
per un anno, è opportuno far presentare la
domanda in modo che si possa disporre di un
anno di tempo per le necessarie indagini,
l’udienza, la sentenza e gli adempimenti della
Cancelleria.
Se invece si avvia l’iter in prossimità della
scadenza dell’affido, può essere tardi e può
verificarsi un periodo in cui il minore è nella
famiglia affidataria, ma non si capisce più se è
in affido o in adozione.
Quale iter segue alla presentazione della
domanda
da
parte
della
famiglia
affidataria?
Dal punto di vista amministrativo il fascicolo
della proroga dell’affido è un fascicolo diverso
da quello dell’adozione mite, sono due
Cancellerie differenti e, spesso, sono Giudici
diversi che se ne occupano.
In qualsiasi momento la coppia affidataria
maturi questa decisione, può recarsi in
Cancelleria e depositare la domanda di
adozione.
Con la presentazione della domanda viene
composto un fascicolo che viene assegnato al
Giudice togato. Il Giudice invia la richiesta
d’indagine al Servizio Sociale competente. E’
chiaro che non va effettuata un’indagine in
astratto: se la coppia è idonea all’adozione.
Sulla famiglia, scelta dal Servizio Sociale,
interessa conoscere, soprattutto, l’andamento
positivo dell’affido, a tal punto da vederne
favorevolmente una trasformazione. Ciò che
interessa al Tribunale, visto che la famiglia è
27
stata scelta dal Servizio Sociale, è sapere se
per l’adozione si ritiene una buona famiglia.
Il Tribunale non chiede, come dice la legge,
l’indagine patrimoniale, ma è interessato a
conoscere
alcune
informazioni
di
base.
Indagine patrimoniale dunque nei limiti, cioè se
dispongono di quel minimo di reddito per
mantenere il bambino, se hanno una casa
adeguata, non di più.
È importante anche conoscere, attraverso
l’indagine dei Carabinieri, se queste persone
che richiedono l’adozione mite, godono di
stima, di ottima reputazione, se hanno dei
precedenti penali. E’chiaro che se, ad esempio,
risultano dei precedenti di pedofilia, la coppia
non verrà scelta.
È necessario che i genitori naturali
abbiano perso potestà genitoriale per
procedere?
Con l’adozione mite non necessariamente il
genitore naturale è decaduto dalla potestà.
Se un genitore che non è decaduto dà il suo
consenso, viene pronunciata l’adozione e, da
quel momento, la potestà sul minore, anche se
non c’è stata formalmente una pronuncia di
decadenza della potestà nei confronti del
genitore naturale, viene esercitata dalla
famiglia adottiva.
La famiglia naturale può incontrare
bambino dopo l’adozione ?
il
La famiglia naturale ha il diritto di incontrare il
minore su decisione della famiglia adottiva. I
genitori naturali non conservano la potestà,
non c’è una pronuncia di decadenza in
procedimento a latere che diventa necessaria
se non danno il consenso, non ci sarà un
decreto
che
li
dichiara
decaduti
ma,
automaticamente, con la pronuncia di adozione
mite, la potestà viene esercitata da altri
28
genitori, cioè dai genitori adottivi che
esercitano senza limitazione, a pieno titolo.
la
Dopo
l’adozione
mite
quali
legami
permangono tra il minore e la sua famiglia
naturale ?
Rispetto all’adozione legittimata, dove la
famiglia d’origine scompare del tutto, resta il
cognome che diviene il secondo cognome del
bambino, mentre il primo è quello della
famiglia adottiva.
Vi è poi la possibilità, non disciplinata dalla
legge, di dar seguito ai rapporti tra la famiglia
naturale e il minore.
Mentre nell’adozione legittimata vi è un divieto
di rapporti sanzionato dalla legge, in quella
mite non c’è ed è la famiglia adottiva che,
nell’ambito della sua discrezionalità, dei suoi
poteri, dei suoi criteri educativi, del suo
rapporto con questo minore, decide se, come e
quando far incontrare il minore con la famiglia
d’origine.
Con un limite: se la famiglia d’origine è
scontenta perché, ad esempio, la famiglia
adottiva nega queste possibilità d’incontro che
avvenivano
in
precedenza,
magari
mensilmente, può ricorrere al Tribunale per i
Minorenni chiedendo di avere un diritto di visita
disciplinato.
In questo caso si apre un procedimento civile
per il controllo della potestà, come se ci fosse
un nonno che si lamenta del genitore che non
gli fa mai vedere il nipote. Il Tribunale valuta
se la potestà della famiglia adottiva è
esercitata in modo consono .
Cosa cambia tra il servizio sociale e la
famiglia affidataria con la sentenza di
adozione mite ?
29
Nel momento in cui è pronunciata l’adozione la
famiglia affidataria-adottiva assume maggiori
responsabilità, non è destinataria di un aiuto
predeterminato, né rimane in carico al Servizio
Sociale. Nel momento in cui sorgessero dei
problemi, la famiglia può rivolgersi al Servizio
Sociale.
Qualora
dovesse
intervenire
il
Tribunale si tratterebbe di un intervento
d’autorità che postula anche la possibilità di
limitazioni della potestà.
La famiglia adottiva deve sapere che, dal
momento in cui il minore è adottato con
adozione mite, la sua posizione rispetto alla
famiglia
naturale
cambia
completamente
perché la potestà è esercitata dalla famiglia
adottiva.
In precedenza il minore è accolto in condizioni
precarie
perché,
per
legge,
l’affido
è
temporaneo, è volto ad un rientro del minore
nella famiglia d’origine, anche in situazioni in
cui sarebbe meglio che non ci fossero rapporti.
Con l’adozione mite cambia tutto perché la
famiglia adottiva ha la potestà piena e quindi
può decidere di non far incontrare il minore con
i genitori naturali. La legge impone che i
rapporti sussistano nel caso dell’affido che è
diverso dall’adozione.
Esiste un orientamento specifico del
Tribunale per i Minorenni di Brescia nel
perseguire, nello sviluppare l’istituto
dell’adozione mite?
Il Tribunale è vincolato alla domanda della
famiglia affidataria quindi, finché la famiglia
affidataria non propone la domanda, il
Tribunale non può avviare alcuna procedura.
E’ chiaro che le domande vengono viste con
favore proprio perché si ritiene che siano
sempre conformi all’interesse del minore, che è
quello che persegue il Tribunale che si adopera
in tutti i modi possibili e nei limiti delle
30
possibilità giuridiche perché la domanda venga
accolta.
Il limite del Tribunale è che deve attendere la
domanda della famiglia affidataria e non può
forzare in nessun modo questa scelta perché
deve essere una scelta maturata, anche per le
conseguenze rilevanti.
Dalla ricognizione effettuata dalla Provincia
Settore Politiche Sociali risulta che gli affidi a
lungo termine sono numerosi, quindi questa è
una grossa area di lavoro per i servizi che
devono relazionare, chiedere le proroghe,
supportare.
L’esperienza
dell’affido
sine-die
è
numericamente importante, rappresenta un
carico di lavoro non indifferente, le famiglie
affidatarie sono in una posizione piuttosto
precaria che cambia completamente con
l’adozione. Anche i ragazzi in affido, che sono
sempre un po’ con la valigia in mano, devono
crescere,
affrontare
la
preadolescenza,
l’adolescenza con questa incertezza, proprio
quando hanno più bisogno di tranquillità, di
individuare delle direzioni in cui collocare la
propria storia rispetto ad una vita più adulta.
E’ altresì importante tener presente che
occorre una maturazione, una forte sensibilità,
oltre che la conoscenza, degli operatori rispetto
a questa possibilità e magari anche delineare
delle funzioni più di accompagnamento,
laddove si intraveda una risposta più adeguata
ai bisogni di crescita dei ragazzi, aprendo
un’area di lavoro specifica per affrontare il
tema degli affidi a lungo termine che
rappresentano una realtà numericamente
significativa.
31
L’INTERVENTO DEL SERVIZIO
SOCIALE
A cura di Lara Carrara
La definizione del progetto di adozione
mite
Il progetto di adozione mite di un minore
scaturisce
dalla
valutazione
di
irrecuperabilità della sua famiglia d’origine,
le cui cause possono essere diverse
(malattie fisiche, patologie psichiatriche,
dipendenze da sostanze, incapacità ad
assumere un ruolo genitoriale adeguato,
ecc…), ma tutte riconducibili all’incapacità,
da parte dei genitori, di garantire al figlio un
ambiente familiare idoneo a riaccoglierlo.
Il
minore,
allontanato
dalla
famiglia
d’origine e collocato in affidamento, ha
quindi già in atto una significativa relazione
affettiva con gli affidatari, in genere resa più
solida dal lungo periodo di tempo trascorso
in affido.
L’adozione mite è un percorso che richiede
tempo affinché tutti i soggetti coinvolti
maturino l’idea che questo progetto sia lo
strumento più adeguato ai bisogni del
minore, che gli garantisca stabilità affettiva,
abitativa, relazionale.
Gli operatori del servizio minori, verificata
l’irrecuperabilità genitoriale, delineano, di
concerto con il Tribunale per i Minorenni, il
progetto di adozione mite e le varie fasi che
lo compongono: informazione, preparazione
e accompagnamento/sostegno di tutte le
parti coinvolte.
32
I problemi aperti :
 criteri per definire l’irrecuperabilità
della famiglia d’origine
 individuazione delle condizioni e del
tempo opportunI per avviare il
percorso di adozione mite.
L’informazione, la preparazione e il
sostegno alla fattibilità del progetto
E’ necessario informare i soggetti coinvolti
(famiglia d’origine, affidataria e minore) di
cos’è l’adozione mite e fare
chiarezza
sull’iter necessario a realizzarla. Si tratta
infatti di far capire ai vari attori di questo
processo cosa succederà, quali diritti
verranno salvaguardati e quali doveri ognuno
dovrà rispettare.
E’ una fase che non può essere forzata, ma
bisogna lasciare il tempo necessario affinché
venga capita, metabolizzata, accettata;
forzare i tempi potrebbe portare alla rottura
del progetto e all’impossibilità a procedere
all’adozione.
I problemi aperti:
 scarsa/insufficiente chiarezza sull’esatto
iter burocratico che la famiglia affidataria
e la famiglia d’origine devono attivare,
essendo un istituto giuridico di recente
applicazione.
La preparazione della famiglia d’origine
all’adozione mite del proprio figlio
Per molte famiglie d’origine la parola
adozione riporta a degli immaginari di
separazione totale e definitiva dal proprio
figlio; è quindi difficile, almeno inizialmente,
parlare di adozione mite in un momento in
33
cui il figlio viene ancora vissuto come
“proprietà” personale. Ci possono essere
reazioni di rifiuto, di contrarietà, di
opposizione netta al progetto, reazioni nei
confronti degli operatori e anche nei
confronti della famiglia affidataria, vissuta
come
l’elemento-causa
della
possibile
adozione del figlio.
Compito degli operatori è quello di far
comprendere alla famiglia d’origine il
significato dell’adozione mite. Non bisogna
avere fretta ma, rispettando i
tempi di
assimilazione di ogni singola famiglia,
accompagnarla a riflettere sugli aspetti
positivi che l’adozione mite comporta, in
particolare per il bambino che non recide
completamente i rapporti con la sua famiglia
d’origine.
I problemi aperti:

necessità di
stabilire con la famiglia
d’origine una sufficiente collaborazione
che permetta di affrontare, con la giusta
trasparenza, il progetto di adozione del
figlio.
La
preparazione
della
famiglia
affidataria al percorso dell’adozione
Analogamente la preparazione della famiglia
affidataria all’adozione del minore già
inserito nel proprio nucleo familiare, è un
processo
che
richiede
tempo
per
comprendere le trasformazioni che l’adozione
mite comporta. Se a livello affettivo può
essere più semplice dichiarare la propria
disponibilità, sorgono altri problemi pratici e
di natura giuridica che devono essere
affrontati con l’aiuto degli operatori.
È importante che vengano affrontati alcuni
aspetti cruciali quali: il senso di colpa per
“portare via il bambino” ai suoi genitori; la
34
paura che possa peggiorare il rapporto con la
famiglia d’origine del minore; la irrevocabilità
dell’adozione rispetto alla temporaneità
dell’affido; gli aspetti legali dell’eredità, del
cognome; la disponibilità e/o l’opposizione
dei propri figli e della famiglia allargata ad
accogliere
come
proprio
“parente”
il
bambino; il diverso ruolo dei Servizi Sociali e
le paure legate alla gestione diretta dei
rapporti con i genitori (visite, contatti) senza
la mediazione degli operatori anche in
situazioni problematiche degli stessi.
I problemi aperti:
 cambiamento
affidatario a
sempre.
del ruolo da genitore
genitore adottivo, per
L’accompagnamento della famiglia nel
percorso adottivo concreto
Compito del servizio sociale non è solo
preparare ed accompagnare dal punto di
vista
psicologico
e
sociale,
ma
accompagnare la famiglia nel disbrigo delle
pratiche amministrative.
Il percorso:
-
-
-
la domanda di adozione mite deve essere
redatta
direttamente
dalla
famiglia
affidataria, indicando il minore che vuole
adottare ex art. 44 lettera d;
la domanda va depositata presso la
Cancelleria adozioni del Tribunale per i
Minorenni; alla coppia verrà consegnato
l’elenco
della
documentazione
da
presentare (es. certificazioni sanitarie,
relazioni…);
quando la documentazione richiesta è
pronta, va depositata in Tribunale, il
35
-
-
Giudice
incarica il Servizio Sociale a
svolgere la relazione psico-sociale sulla
famiglia affidataria;
successivamente il Giudice del Tribunale
per i Minorenni convocherà tutte le parti
(famiglia affidataria, genitori, minore e,
se del caso, il Servizio Sociale) per
verificare e confermare, attraverso la
stesura e la sottoscrizione del verbale, la
disponibilità a dare seguito all’adozione
del minore;
il Tribunale per i Minorenni decide di
emettere il decreto di adozione del
minore, decreto che viene notificato alla
famiglia
d’origine,
alla
famiglia
affidataria, ma non al Servizio Sociale.
I problemi aperti:
 difficoltà di ordine amministrativo nel
disbrigo delle diverse pratiche.
Il
ruolo
del
Servizio
Sociale
successivamente all’adozione mite
Una volta chiuso l’iter adottivo con
l’emissione di un decreto che dichiara il
minore adottato dalla ex-famiglia affidataria,
il
ruolo
del
Servizio
Sociale
viene
concretamente a finire e perde ogni
funzione prescrittiva nei confronti della
famiglia d’origine.
Qualsiasi decisione in ordine alla gestione
del minore è lasciata alla famiglia adottiva
che
può, di fronte all’insorgere di
eventuali difficoltà con il minore, chiedere di
nuovo l’aiuto degli operatori per una diversa
presa in carico.
I problemi aperti:
36
 aiuto alle famiglie perché possano
esercitare appieno il ruolo di genitori
adottivi
 difficoltà degli operatori ad assumere un
nuovo atteggiamento nei confronti della
famiglia.
37
“ PAROLE TRA FAMIGLIE “
Da famiglia affidataria a famiglia adottiva
esperienze familiari di adozione mite
raccontate in gruppo
a cura di Barbara Avanzi e Silvio Marchetti
Il gruppo delle famiglie
In relazione all’attività di accompagnamento
psicopedagogico
delle
famiglie
adottive,
attraverso lo strumento del gruppo, si ritiene
importante fornire una breve presentazione
delle famiglie stesse e dell’evoluzione del loro
percorso adottivo e genitoriale, così come esse
stesse le hanno narrate.
Chi siamo
Presenza
di figli
naturali
Il Figlio adottivo:
tempo dell’affido e dell’adozione
Rapporti con la
famiglia naturale
1
Cristiano e Tiziana C.
S.,
M.
Luisa, 9 anni , in affido dall’ottobre
del 2000
Decreto di adozione dicembre 2003
2
Luciana e Fabio R.
No figli Gianni e Angelo, 9 anni, in affido
naturali dal 2001
Decreto di adozione dicembre 2004
Luisa vede 4 volte
l’anno il suo papà negli
incontri protetti . La
mamma non la vede da
molti anni.
Circa due volte l’anno ,
quando i genitori lo
chiedono al Servizio.
3
Rita e Gianni R
M.
F.
4
Giusy e Antonio M
M.
C.
Fabrizio, 8 anni, in affido dal 2002 Fabrizio non vede la
Decreto di adozione dicembre 2004. mamma , vede
generalmente le zie
2 volte l’anno .
I fratelli li sente di rado
.
Vede la nonna e la
Vincenza, 11 anni, in affido dal
mamma circa ogni
1997
Decreto di adozione novembre 2004 mese e mezzo.
Con la sorella si vede
38
5
Abele e Luisa A.
A.
6
Angela e Francesco S.
No figli Davide, 8 anni, in affido dal 2003
naturali Decreto di adozione ottobre 2007
7
Claudio e Antonella L.
M.
A.
8
G.Battista e Patrizia G.
No figli Riccardo, 14 anni, in affido dal
naturali 2001
Inoltrata domanda di adozione mite.
Lamera Claudio e Mora Antonella
Da due anni non vede
più i genitori
9
Franco e Livia B.
L
R
Mara, 11 anni, in affido dal
dicembre 1998
Domanda di adozione mite non
ancora inoltrata
Fabrizia, 9 anni, in affido dal 2002
Domanda di adozione mite non
ancora inoltrata
Noemi, 16 anni, in affido dal 1994
Non ancora inoltrata la domanda di
adozione mite
Mara incontra la
mamma ogni 3
settimane attraverso
una visita protetta
Incontra i genitori ogni
15 giorni attraverso
visite protette.
Vede il padre ogni 15
giorni
Anna, 13 anni, in affido dal 1998
Non ancora inoltrata la domanda di
adozione mite
Vede il padre ogni 15
giorni
10 Angelo e Rita L.
M.
F.
11 Camilla N G
M.
F.
M.
F.
M.
F.
12 Filippo e Silvia S.
Paola, 16 anni, in affido dal 1993
Decreto di adozione luglio 2007
saltuariamente.
Col papà circa 1 volta
l’anno .
Incontra la madre circa
1 volta al mese (anche
con i due fratellini) alla
presenza dei genitori
adottivi
D. ha una sorellina e la
incontra una volta la
mese. In quella
circostanza a volte
incontra anche la
nonna o la mamma.
Rientra presso la madre
Giorgio, 7 anni, in affido dal 2004 una giornata ogni
quindici giorni
Non ancora inoltrata la domanda al
TM
39
SENTIMENTI ED EMOZIONI DELLE
FAMIGLIE
DI
FRONTE
ALLA
POSSIBILITÀ DI DIVENTARE GENITORI
ADOTTIVI DEI BAMBINI IN AFFIDO
I sentimenti più frequenti sono quelli della
felicità insieme alla preoccupazione di una
nuova e
definitiva responsabilità genitoriale che
coinvolge spesso anche i figli naturali.
Alcune volte le famiglie pensano che i
sentimenti e le fatiche di questi bambini
sono legate ai traumi e perciò percepiscono
la loro crescita molto diversa da quella degli
altri ragazzi ed adolescenti .in realtà il loro
vissuto conta ma conta soprattutto il loro
percorso evolutivo
La scelta di diventare genitori adottivi
attraverso l’adozione mite porta a riflettere
sulla domanda : ma di chi è figlio un
bambino ? Le famiglie hanno risposto che il
figlio è di chi lo ama. Infatti La relazione
genitore figlio si costruisce sempre, non è
qualcosa di già dato una volta per tutte .
Frequentemente le relazione tra famiglie e
figli adottivi sono piene di provocazioni che
ci dicono del continuo processo di
pacificazione che i bambini ed i ragazzi
vogliono ottenere nell’appartenere alle due
famiglie, nel trovare la loro identità e
appartenenza , che è già stata messa alla
prova nel corso della loro storia .
È un lavoro di cammino reciproco nel
crescere insieme non sono i legami di
sangue che permettono una relazione
significativa..sono i legami di cuore
Rita :
Ci spaventa un poco l’idea di una figlia così
piccola , saremo in grado di seguirla ,
40
saremo in grado di essere buoni genitori
anche come adottivi ? ti viene da chiederti a
volte se il giudice vuole chiudere il percorso
di affido così non ci pensa più.
Ad oggi la spinta all’adozione mite da parte
dei giudici sembra quella di dare sicurezza al
futuro del bambino .
Luisa :
Questa estate è stato difficilissimo , mio
marito ed io siamo andati molto in crisi.
Siamo dentro agli anni di contestazione
adolescenziale , ti viene da interrogarti . P.
ad un certo punto ha fatto le valigie e voleva
andarsene . scontro diretto .
Ho avuto la grossa paura che avesse
interiorizzato modalità di inadeguatezza della
madre naturale. Ha modalità furtive e
nascoste che prima non aveva mostrato con
conseguenze a volte anche un po’ pesanti
Ci sono aspetti che ci fanno arrabbiare , e ci
tocca
intervenire
mettendo
paletti
e
protezione.
Silvia :
La nostra famiglia ha ricevuto tanto da A.
e se possiamo restituire qualcosa anche a lei
è una buona opportunità . A. desidera da
tanto avere il cognome nostro .
Cristiano e Tiziana :
L’adozione Mite come l’affido non va fatta
mai da soli , perché è per sempre . Fa un po’
paura . Molte sono le tappe che siamo tenuti
ad affrontare
(ad es. come preparare il
bambino alle visite col genitore , come
fargliele rielaborare , quale atteggiamento
assumere verso i figli naturali .. ). Anche il
percorso
di aiuto fatto tra famiglie ha
accompagnato l’evolversi del nostro ruolo
genitoriale
41
I CAMBIAMENTI IN UNA FAMIGLIA CHE
INTRAPRENDE
L’ESPERIENZA
DI
ADOZIONE MITE
Tra i vari sentimenti ambivalenti della famiglia
adottiva, quali la paura , la competizione, la
compassione, è presente anche un sentimento
di gratitudine nei confronti della famiglia di
origine , anche perché alcune delle coppie
affidatarie sono diventate madre e padre
grazie al fatto che altri genitori naturali hanno
dato la vita a questi bambini. Anche i bambini,
accanto ai sentimenti di abbandono, sono stati
capaci
di
sviluppare
sentimenti
di
gratitudine
nei
confronti della
loro “
mamma della pancia “ per averli fatti nascere”.
Il
tema
dell’asse
ereditario
e
del
coinvolgimento della famiglie allargate dei
genitori adottivi aprono nuovi pensieri e
interrogativi .I nonni non sempre manifestano
accordo sulla scelta della adozione. Le loro
perplessità riguardano l’appartenenza al clan
famigliare, ma anche una minore eventuale
disponibilità ad essere accuditi dai figli in età
avanzata . un’altra resistenza si è aperta per
l’eredità di un patrimonio da risuddividere .
Fabio e Luciana:
I nostri figli hanno avuto la fortuna di avere
una madre che ha dato loro la vita e dei
genitori che hanno poi acconsentito, che loro
potessero essere adottati da una famiglia più
competente e che offrisse loro un futuro
migliore .
La mamma naturale di G.e A. , in un’occasione
ha detto loro: “Ascoltate sempre la mamma
(riferendosi a me),.. fate i bravi ..”. Questo ci
42
può aiutare a riconoscere stima ai genitori
naturali i e a rappresentarli bene anche ai
nostri figli adottivi.
Ciò nonostante, rimane non facile per noi,
riuscire a voler bene a questa madre ,
riconoscere il regalo che ci ha fatto come
genitori ed esprimere ai nostri figli, che noi
vogliamo bene alla loro mamma .
Un giorno mi hanno detto: “tu mamma sei
stata fortunata , tu hai desiderato avere due
gemelli e Z. ha esaudito il tuo desiderio.”
L’esperienza di porsi sullo stesso piano e in
posizione di reciproco rispetto può aiutare i
nostri figli a conciliare le due famiglie .
Cristiano e Tiziana
È stata Laura ad aiutarci a prendere in
considerazione l’idea di provare tenerezza e
empatia verso i genitori .
Patrizia:
Con l’adozione Mite ci rassicura l’idea che i
nostri figli oggi sono protetti , ma la loro
famiglia che fine sta facendo : “questo ci
preoccupa un poco anche per lui “. Un giorno
R. ci chiederà della sua famiglia e forse non
saremo in grado di dare informazioni
rassicuranti .
Silvia :
Abbiamo comunicato ai figli anche la
condivisione dell’eventuale eredità della casa.
La risposta che mi è stata data : “Questo è
forse un problema ?”
I sentimenti di
riconoscimento manifestati
dalla gente che ci dice “bravi”, ci imbarazzano .
Ci aiuta di più pensare che sia stata “brava”
Anna e bravi i nostri figli nel condividere la
stanza . Diventando Anna, sorella dei miei
figli, mi consente maggiormente di tutelarla
ed offrirle protezione.
43
COSA È CAMBIATO NEL BAMBINO IN
AFFIDO
CHE
È
DIVENTATO
FIGLIO
ADOTTIVO
I bambini hanno bisogno di tempo per sentirsi
appartenenti, le famiglie se ne rendono conto
via via essi compiono scelte autonome e
diverse da quelle che invece caratterizzano la
loro
famiglia
naturale.
Questi
bambini
camminano pian piano verso l’autonomia e si
prendono piccole responsabilità di identità e di
differenziazione, continuando il processo di
individuazione. Per i più grandi l’adozione
rappresenta una conferma di aver messo radici
, appartenenza e sicurezza. E le provocazioni
messe in atto fanno parte del loro percorso
evolutivo.
In alcuni casi, essi sono diventati primogeniti
,con l’impegno che ne consegue.
Alcuni bambini , andati in affido piccolissimi ,
invece hanno approfondito la loro storia
famigliare solo dopo l’adozione Mite, quando
hanno raggiunto i 6 anni circa . La verità
proposta è stata accolta con qualche mal di
pancia , ma tutto sommato sembra in una fase
che sta provando a digerire questa nuova
rilettura della sua storia. Qualche cedimento a
scuola , ma a tratti ci sono aspetti di recupero.
Manifestano comunque aspetti di maggiore
sicurezza.
Altro problema è quello del doppio cognome :
alcuni dei ragazzi riferiscono dell’intenzione di
togliere il cognome originario quando saranno
maggiorenni .
44
Francesco:
D. da quando si è definita l’adozione sembra
molto sereno e ha bisogno di mettere un po’
più in ombra la sua famiglia di origine. Mi è
capitato per la prima volta di metterlo in
punizione e di avere uno scontro un po’ più
forte .( quasi a significare un più forte
attaccamento che porta con se richieste
relazionali anche più intense)
Giusi e Antonio
Dopo l’adozione Mite, l’appartenenza di V. alla
nostra famiglia si è fatta ancora più forte e ha
portato ad un allentamento del legame con la
famiglia
di
origine.
Questa
doppia
appartenenza a volte la porta a fare maggiore
fatica durante gli incontri con la nonna ed il
papà.
Cristiano e Tiziana
La conferma della presenza della figure
genitoriali adottive “per sempre” aiuta a
superare il sentimento di insicurezza, anche se
per L. permangono tratti ancora di incertezza.
Rita e Gianni
Per F. aver acquisito il cognome della nostra
famiglia accanto al proprio ha suscitato un
maggior sentimento di sicurezza e di
appartenenza, “tanto io ero già della famiglia”.
diverso è anche il comportamento all’agenzia
delle entrate : qualcuno ignora il doppio
cognome ( Ragnoli e Rizzi ) altri lo considerano
.
45
I RAPPORTI DELLE FAMIGLIE
SERVIZIO SOCIALE
CON IL
Alcune famiglie hanno avuto e mantengono
rapporti buoni con il servizio sociale e/o la rete
con cui hanno avviato l’esperienza di affido;
altre non si sono sentite accompagnate nel loro
percorso adottivo. Soprattutto all’inizio alcune
storie hanno visto la presenza massiccia dei
servizi , anche per la loro complessità.
Quando arriva l’adozione mite i servizi non
hanno più titolarità nell’accompagnare le
famiglie e molte di esse temono di non riuscire
a far fronte , da sole, al mantenimento dei
rapporti con la famiglia naturale . E’ spesso
gravosa la discrezionalità attribuita alla famiglia
adottiva nel definire la calendarizzazione delle
visite . Si ritiene più adeguata, nella fase
iniziale , una indicazione da parte del T.M.
rispetto alla cadenza degli incontri ( protetti o
meno ) con i genitori e i parenti.
Come per le altre adozioni, è bene
accompagnare le famiglie per supportarle in
alcuni momenti critici e fisiologici nel percorso
di
crescita,
quali
ad
esempio
quelli
dell’adolescenza . Altri problemi vengono
indotti
dalla famiglia di origine, ancora
presente e coinvolta in disagi di tipo sociale e
psichico. La presenza inoltre di fratelli e sorelle
naturali con storie complesse costituisce spesso
un’area di fragilità da affrontare.
A gran voce viene richiesto dalle famiglie una
sorta di accompagnamento psicopedagogico e
sociale continuo ,anche attraverso la forma
l’opportunità del gruppo di mutuo aiuto
Claudio e Antonella.
Gi è sempre rientrato a casa ogni 15 giorni e,
la mamma telefona spesso durante
la
settimana L’adozione mite ci preoccupa per il
rischio di non avere più il supporto del servizio
46
sociale , quando dovremo ridefinire i rientri a
casa e le richieste delle madre.
Patrizia:
Inizialmente il servizio sociale è stato molto
attento con R. ,anche con la sua mamma; poi
con la ristrutturazione de servizio sociale
dell’ambito si sono persi i riferimenti storici .
Anche le famiglie di origine oggi sembrano non
più accompagnate.
Tiziana e Cristiano:
I servizi sociali non dovrebbero chiudere il loro
intervento a fianco delle famiglie che prima
erano affidatarie perché proprio l’adozione mite
apre nuove difficoltà. Anche i riferimenti
territoriali cambiano e questo per una famiglia
può complicare le cose. Ecco perché sono
molto determinanti degli incontri prima della
scelta adottiva. La formazione deve consentire
alle famiglie di essere più consapevoli della
scelta che realizzeranno.
47
TESTIMONIANZE SULL’ADOZIONE MITE
Interviste a famiglie affidatarie
 Intervista a famiglia 1
Cosa vi ha regalato l’esperienza affidataria
con il bambino in affido?
È sempre difficile fare un bilancio di
un’esperienza: è comunque soddisfacente
quando si può fare affermare che essa è
risultata positiva sia per me che per mio marito
e mio figlio A.
Questo non significa che non ci siano state
difficoltà, a volte dubbi, ma sempre affrontati
insieme, con amore e per amore della bimba
che ci era stata affidata.
Cosa ci ha regalato questa esperienza
affidataria?
Per prima cosa ha rinsaldato i nostri vincoli
familiari già collaudati e improntati all’amore,
al rispetto reciproco.
Insieme abbiamo accolto ed amato questa
bambina che, con la sua fragilità e innocenza,
ci ha conquistati.
Avevamo tutti e tre un tesoro di bene da
donare e c’era una bambina che aveva bisogno
di noi, proprio di noi, una famiglia unita da
profondo affetto che ha saputo aprire il cuore
alla nuova arrivata, che ci portava problemi,
ma anche tanta gioia.
Quali
sentimenti
avete
provato
nel
conoscere la possibilità di diventare
genitori adottivi del bambino in affido?
(Sentimenti di responsabilità, di sicurezza
per i bambini e per i genitori, con gli altri
figli).
48
Quando abbiamo saputo di avere la possibilità
di diventare genitori adottivi di P., la bimba in
affido, diventata ormai una ragazza, una
preadolescente, abbiamo avvertito più viva la
nostra
responsabilità,
anche
se
fondamentalmente non cambiava molto, in
quanto da tempo la consideravamo a tutti gli
effetti figlia nostra. La responsabilità, sostenuta
da un bene gioioso, è facile da portare e, in
questi lunghi anni, il rapporto tra noi e P. si è
rinsaldato molto: è diventato forte e questo
non solo da parte nostra, ma anche della
bambina che desiderava ardentemente poter
portare il cognome di famiglia e farne parte
integrante. Anche il mio primo figlio l’ha
accettata con gioia, perché P. era da tempo,
per lui, una sorella desiderata, aiutata,
sostenuta, amata.
Che cosa è cambiato in voi genitori
adottivi (anche nei papà)? (Sentimenti di
sicurezza verso il figlio e sentimenti di
colpa verso la famiglia di origine)?
Come ho sopra illustrato, il cambiamento
avvenuto nei nostri rapporti con la bambina
non ha modificato, tantomeno stravolto la
nostra vita con lei: da tempo era nato in noi il
desiderio che una così lunga vicenda di affido
potesse concludersi naturalmente con una
adozione, che potesse donare a P. quella
completa sicurezza che noi abbiamo sempre
cercato di trasmetterle.
Non abbiamo avvertito particolari sentimenti di
colpa, in quanto abbiamo accettato di
“condividere” con la mamma naturale la
crescita della bambina. Le abbiamo offerto
l’opportunità di vederla, di far “parte” della sua
vita, l’abbiamo aiutata, sostenuta nelle sue
difficoltà, fino a farci carico, nei momenti di
49
bisogno, in particolari occasioni, di occuparci
dei figli nati dopo P. Il nostro sostegno non le è
mancato e P. “serenamente” ha capito ed
accettato la sua decisione di affidarla ad una
famiglia in grado di darle tutto ciò di cui un
bambino ha necessità: amore, sostegno,
attenzione, rispetto, valori, cura…
Cosa è cambiato nel bambino in affido che
è diventato vostro figlio?
Non c’è stato per P. un cambiamento radicale:
ha vissuto la sua nuova condizione come
naturale conseguenza di un affido protratto nel
tempo (come ho spiegato sopra).
Logicamente l’attuale condizione la soddisfa
pienamente e la rende più sicura di sé e del
suo valore, più aperta verso le compagne che
può trattare alla pari: anche lei ha una
famiglia, una madre, un padre, un fratello
maggiore attenti e coinvolti, per amore, nella
sua vita.
Di chi è figlio un bambino? Il figlio è di chi
lo ama. Bisogna compensare il cordone
ombelicale? La relazione di figlità è una
relazione che si costruisce.
Per mia esperienza personale, mi sento di
affermare che un bambino è figlio di chi lo
ama. La relazione che lo lega alla madre
naturale non è così forte, soprattutto se il
rapporto viene interrotto (come nel caso di P.),
nei primissimi mesi di vita. Il cordone
ombelicale crea un legame profondo se la
relazione madre naturale – figlio si sviluppa in
modo continuativo e non viene interrotta
bruscamente.
Comunque, proprio perché ho avuto la fortuna
di avere in affido P. nei primissimi mesi della
50
sua vita, non ho avvertito, nel corso del tempo,
di aver interrotto un rapporto indissolubile, ma
solo l’opportunità di instaurare e di costruire,
con questa figlia, un legame di affetto, di
complicità che trascende quello creato dai
vincoli di sangue con la madre naturale (che
peraltro conosce e frequenta, in tempi
prestabiliti, senza manifestare il desiderio di
avvicinarsi di più a lei, neppure nei momenti
più critici dell’affido).
Relazioni
di
fraternità.
Cosa
può
significare il buon rapporto con un servizio
sociale?
Al termine di questa testimonianza, desiderio
manifestare la mia amarezza nei confronti dei
servizi sociali.
Perché una volta che viene completata la
pratica di adozione, i genitori adottivi vengono
abbandonati a loro stessi?
Capisco che non siano possibili incontri
frequenti, come nel periodo dell’affido e delle
pratiche di adozione, ma ritengo umanamente
importante che vengano mantenuti i contatti
con le famiglie. I servizi sociali, nelle persone
della psicologia e di tutti gli organi competenti,
dovrebbero essere un punto di riferimento, per
i genitori adottivi, nei momenti in cui sorgano
dubbi, difficoltà ( e ce ne sono!). Non tagliamo
troppo bruscamente il legame che li unisce: è
ras sicuramente sentirsi seguiti, (anche se in
tempi limitati), con interesse e competenza, da
persone che sono state coinvolte nelle vicende
della famiglia, prima affidataria, ora adottiva.
51
 Intervista a famiglia 2
Quali sentimenti avete provato
nel
conoscere la
possibilità
di diventare
genitori adottivi del bambino che era da
voi
in
affido
?
(
sentimenti
di
responsabilità , di sicurezza per i bambini
e per i genitori, con gli altri figli …)
Sicuramente tanta gioia e tanti nuovi problemi
quotidiani.
Grande
gioia,
grandissima
preoccupazione per l'incertezza legata alle
decisioni del Tribunale. Ansia e tensione
quando si avvicinava il momento. Anche un po'
di scoramento rispetto ad una famiglia che si e'
vista togliere un figlio.
Non avendo figli
abbiamo "forse" imparato ad essere genitori.
Abbiamo dovuto convivere con una famiglia
d'origine piena di problemi e - sovente - ci
siamo dovuti sostituire ai servizi sociali nelle
decisioni. Abbiamo preso D. molto piccolo e
costruito un percorso comune che poi si e'
concretizzato
con
l'adozione
mite.
Il traguardo possibile - poi raggiunto significava anche certezze per noi e per D.
La proposta di adozione ha significato una
prospettiva di
solidità ma soprattutto una
nuova famiglia; la possibilità ora reale di fare
scelte, di dare sicurezza anche a D.
consolidando amicizie, rendendo reali progetti
e desideri. Ci ha consentito di rendere evidenti
alcune scelte definitive anche su aspetti
organizzativi come l'acquisto della cameretta.
Che cosa è cambiato in voi genitori
adottivi? ( sicurezze ,sensi di colpa?…)
52
Maggiore responsabilità. Si e' creato un grande
feeling tra mia moglie e D. anche complicità. Il
mio rapporto con mio figlio e' gradualmente
decollato. Lui si e' lentamente sciolto e
condividiamo tante cose. Con me ha ancora un
po' di difficoltà a confidarsi mentre con mia
moglie è molto più naturale. Lei e' sicuramente
il perno educativo, ha investito e sta
investendo molto su D. e credo che - pur tra
diverse difficoltà
- stia ottenendo grandi
risultati.
Rispetto ai sensi di colpa devo dire che oggi
non ne esistono perchè abbiamo verificato in
questi mesi che la percezione della perdita di
D. non ha modificato i loro atteggiamenti.
Erano e sono tuttora assenti rispetto a D. e
tutto il nucleo familiare è ora concentrato sulla
sorella nel tentativo di mantenerla nell'ambito
parentale.
Che cosa è cambiato nel bambino in affido
che è diventato vostro figlio?
A nostro
avviso ha capito - pur essendo
ancora piccolo - che siamo i suoi nuovi genitori.
Si sente sicuro. Ha certezze rispetto al futuro
immediato, fa progetti, da forza al fatto di
essere figlio di Francesco e Angela. E' tranquillo
che questo sia il suo mondo, questo è l'ambito
dove scegliere amicizie. Ha una visione precisa
del suo percorso scolastico. Intanto non chiede
più di S. e M. - i genitori naturali - anzi e'
disturbato quando li sente. Un episodio: la
settimana scorsa non ha riconosciuto la sua
mamma naturale al telefono. Mantiene molto
forte il legame con sua sorella che noi del resto
intendiamo alimentare.
Di chi è figlio un bambino?
53
Di chi lo ama sicuramente. C'è un aspetto
biologico che molte volte viene superato dai
sentimenti e dalle situazioni. Noi crediamo che
il cordone ombelicale vada rotto nella misura in
cui nostro figlio ritiene corretta questa cosa. E'
ancora piccolo e credo che non vada forzato nei
due
sensi
rottura
o
contatto.
La
compensazione viene in modo naturale.
Crediamo che il suo percorso lo porterà ad
interrogarsi sul passato, sulla sua famiglia
d'origine e sui perchè di quello che e' successo.
Noi non vogliamo - forse egoisticamente alimentare degli alibi ai suoi genitori naturali. Il
tempo gli porrà delle domande e delle profonde
riflessioni. Noi vogliamo che cresca sereno e
saremo al suo fianco nella crescita. Ci
aspettiamo ovviamente momenti difficili e
critici che affronteremo a tempo debito.
Cosa può significare il buon rapporto con il
servizio sociale?
Nasce dalla reciproca stima. Dal chiarire tutti
gli aspetti del problema. Dal non delegare alla
famiglia affidataria compiti del servizio. Dal non
utilizzare la famiglia affidataria come schermo
verso la famiglia d'origine. Spesso siamo stati
usati.
54
ALLEGATO
Documento
Coordinamento
Servizi Affidi (CNSA)
Nazionale
Adozione aperta e adozione mite
Premesse
Il Coordinamento Nazionale dei Servizi Affido,
considerato il DDL n° 5724 “Modifiche alla
legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di
adozione aperta e di adozione mite”, esprime le
proprie osservazioni tecniche in merito a tali
temi.
Il CNSA, coordinamento di tecnici impegnati
nell’affido familiare, costantemente attivi per
garantire i diritti dei minori e rispondere ai loro
bisogni, aveva già da tempo affrontato il
problema degli affidi sine die, predisponendo,
nel 2002, uno specifico documento.
Erano stati evidenziati vantaggi e rischi nel
promuovere un affido a tempo indeterminato:
* Per il minore, i vantaggi, attinenti a
tematiche profonde della psiche del bambino,
quali il bisogno d’appartenenza, di sicurezza, il
senso di realtà nei confronti della sua famiglia,
si ritrovano nella possibilità di:
 non perdere le tracce della propria
famiglia
 conoscerne
pregi
e
difetti,
accettandola al meglio per quello che
può dare
55

mantenere un rapporto accettabile
almeno con uno dei due genitori e/o
altri componenti della famiglia
 avere
un’alternativa
alle
istituzionalizzazioni sine die.
I rischi possono riguardare la mancata
elaborazione ed accettazione della storia
personale in relazione alla sua famiglia, con
conseguente costituzione di un falso sé e di un
sentimento di non appartenenza a nessuna
famiglia.
* Per la famiglia d’origine, si ritiene che tale
scelta:
 possa ridurre le opposizioni, presenti
invece in caso di adozione “tradizionale”;
 consenta la salvaguardia del rapporto dei
genitori/e con il figlio;
 consenta il mantenimento di rapporti con
i Servizi, funzionale al sostegno della
propria genitorialità.
Occorre prestare attenzione, però, a che non vi
sia una delega completa nei confronti della
famiglia affidataria e/o dei Servizi.
* Per la famiglia affidataria, tale affido
consente:
 di prefigurarsi, in fase di disponibilità
all’affido, un percorso modulare che
viene esplicitato.
Il rischio è “l’inglobamento”, in altre parole il
perdere memoria della storia del bambino, non
consentendo neanche a lui di rielaborarla.
Alla luce di tali riflessioni e per la
professionalità
e
l’esperienza
che
ci
caratterizzano, riteniamo perciò doveroso
contribuire al dibattito e all’elaborazione di
proposte, perché l’impegno profuso possa
realmente raggiungere l’obiettivo di tutelare i
minori e garantirne i diritti.
56
Osservazioni in merito alla proposta di
legge su “Adozione aperta e adozione
mite”
Occorre innanzitutto sottolineare come sia
assolutamente condivisa la finalità prima dei
percorsi denominati adozione aperta ed
adozione mite, cioè, dare “dignità legislativa”,
nell’interesse superiore del minore e dei suoi
diritti fondamentali fra cui quello di vivere in
famiglia (supportandolo quando questo non sia
possibile), agli interventi per tutte quelle
situazioni
che
sono
denominate
di
“semiabbandono permanente” e che, come
operatori del settore, ben conosciamo, nel
numero e nella loro problematicità, riportando
al suo significato originario il ricorso all’art. 44.
Rilevante è, infatti, la possibilità di un’adozione
legittimante, anche in presenza di un rapporto
fra il minore e la sua famiglia.
Si apprezza la valenza innovativa dell’adozione
“aperta” che prevede, per la definizione del
percorso per il minore, la partenza da una
diagnosi iniziale, e riconosce il diritto del
minore ad una stabilità personale e familiare.
Per quanto concerne l’adozione “mite”, la
proposta è importante, perché riconosce la
possibilità d’evoluzioni adottive dei percorsi
d’affido.
Rispetto a quest’ultima, però, la denominazione
mite sembra contrapporre l’intervento proposto
all’adozione “tradizionale”, configurando questa
come nociva, mentre andrebbe positivamente
sottolineata (così come nella definizione di
adozione aperta) la nuova possibilità.
Si ritiene, tuttavia, che vi siano punti che
richiedono particolare attenzione, per evitare
possibili rischi e conseguenze non positive:
57
* la sorveglianza su questi percorsi da parte
del Tribunale per i Minorenni, attuata anche
attraverso i Servizi degli Enti Locali e della
Aziende Sanitarie Locali, è essenziale: sarebbe
quindi opportuno prevedere anche al Capo I quater “dell’adozione mite” quando indicato al
comma 3 dell’art. 7-quater del Capo I - ter
“dell’adozione aperta”;
* per meglio uniformare gli interventi su tutto il
territorio nazionale, si reputa utile un
approfondimento
dei
parametri
per
la
definizione dello stato di semi abbandono;
* nel percorso di valutazione delle famiglie
disponibili per questa particolare adozione,
occorrerà porre l’accento sulla necessaria
disponibilità alla relazione con il nucleo
d’origine del minore;
*
è
imprescindibile
una
valutazione
approfondita, dedicando tempo ed attenzione
(anche attraverso momenti formativi) a tale
aspetto,
non
previsto
nei
percorsi
di
valutazione per l’adozione “tradizionale”, e
formando famiglie, inizialmente disponibili
all’affido, ad eventuali evoluzioni adottive del
progetto per il minore;
* poiché la proposta prevede la possibilità, in
caso
di
semiabbandono
permanente,
d’adozione aperta o mite anche a single, si
corre il rischio di creare “precedenti” per
adozioni di single, attualmente non previsti
dalla normativa.
58
BIBLIOGRAFIA
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Tavola Rotonda organizzata dalla Camera Minorile
di Milano, in: “La rivista di diritto minorile”, 1
(aprile 2006)
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del Presidente del Tribunale per i minorenni di Bari
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dell’adozione mite consegnato nel Tribunale per i
minorenni di Bari ai coniugi disponibili
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
Occhiogrosso Franco, L’adozione mite due anni
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valorizzare la vera adozione, in: “Prospettive
Assistenziali”, 147 (luglio – settembre 2004)

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mite, in: Minori Giustizia, 2/2007

Pini Milena, Proposte di riforma in materia di
adozione, in: “La rivista aiaf”, 1/2005

Laera Laura, Chi ha paura della adozione mite, in:
Minori Giustizia, 2/2007

Aa.Vv., Le adozioni aperte, Zaltieri
59
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Santanero Francesco, L’adozione mite: come
valorizzare la vera adozione, in: Prospettive
assistenziali, 147/2004

Francioli Cesaro, Perrino Paola, Introduzione
all’adozione mite, in: Ceccarelli ed. Camera
minorile di Milano

Aa.Vv., Mosè, uno dei primi casi di affidamento
familiare. Un esempio da seguire, in:

Don Benzi, Adozione: segnali di “apertura”, in:
60
COLLANA
Documento per stesura della Carta dei
Servizi degli Spazi per bambini e adulti
L'immigrazione. Facilitare l'accesso ai
servizi
Poster In che cosa posso esserle utile?
61
Finito di stampare nel Mese di settembre 2008
da Tipolito Montello -
RETRO COPERTINA
62
Fly UP