...

INTRODUZIONE PERICOLO E RISCHIO: QUALE E` LA DIFFERENZA?

by user

on
Category: Documents
5

views

Report

Comments

Transcript

INTRODUZIONE PERICOLO E RISCHIO: QUALE E` LA DIFFERENZA?
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
INTRODUZIONE
PERICOLO E RISCHIO: QUALE E’ LA DIFFERENZA?
PERICOLO: esprime la POTENZIALITA’ di una determinata entità, intesa
come un processo lavorativo, un’attrezzatura o uno strumento di lavoro, un
agente chimico, fisico, biologico, etc., di causare un danno al lavoratore.
Secondo la Norma UNI EN 292 parte I /1991 per pericolo si intende qualsiasi
fonte di possibili lesioni o danni alla salute. Il termine pericolo è usato
unitamente ad altre parole che ne definiscono la sua origine o la natura della
lesione o del danno alla salute (es. pericolo di schiacciamento, di intossicazione,
etc.).
⇒ Ha una forte componente OGGETTIVA che è legata esclusivamente alla
presenza della fonte di pericolo stessa.
RISCHIO: esprime il prodotto della PROBABILITA’ che un evento dannoso
(a carico del lavoratore) possa verificarsi per la MAGNITUDO (severità) delle
conseguenze dannose stesse.
Secondo la Circolare del Ministero del Lavoro n. 102/1995 si definisce il rischio
come la probabilità che sia raggiunto il limite potenziale di danno alle condizioni
di impiego ovvero di esposizione ad un determinato fattore.
⇒ Ha
una
NATURA
COMPLESSA
che
è
fondamentalmente
legata
all’INCERTEZZA del verificarsi dell’evento negativo.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
DANNO:
qualsiasi alterazione TRANSITORIA o PERMANENTE
dell’organismo umano o di sue funzioni.
DANNO BIOLOGICO:
secondo la definizione classica si intende l’infortunio o la
malattia che pregiudica l’integrità psicofisica del lavoratore,
limitandone la realizzazione nella vita privata e relazionale
extra-lavorativa;
secondo la Sentenza della Corte Costituzionale n. 356 del 1991,
si
definisce
danno
biologico
qualsiasi
menomazione
dell’integrità psicofisica della persona in quanto tale.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
PERICOLI
E
RISCHI
DERIVANTI
DALLA
MANIPOLAZIONE DEGLI AGENTI CHIMICI
LA CLASSIFICAZIONE DEGLI AGENTI CHIMICI
secondo i criteri stabiliti dall’Unione Europea: 12 categorie
ÆE
ESSPPL
LO
OSSIIV
VII:: sostanze e preparati solidi, liquidi pastosi o
gelatinosi che, anche senza l’azione dell’ossigeno atmosferico,
possono provocare una reazione esotermica con rapida formazione
di gas e che, in determinate condizioni di prova deflagrano
rapidamente o esplodono in seguito a riscaldamento in condizioni
di particolare contenimento. Si tratta in definitiva di composti che
possono esplodere facilmente sotto l’effetto del calore e che si
rivelano molto sensibili agli urti e all’attrito causando infortuni,
ustioni e gravi danni materiali; per tale motivo occorre, durante la
loro manipolazione o conservazione, evitare nelle maniera più
assoluta, urti o contraccolpi, attrito, fiamme e scintille;
ÆC
TII::sostanze o preparati che, a contatto con altre
BU
UR
RE
EN
NT
CO
OM
MB
sostanze, soprattutto infiammabili, provocano una forte reazione
esotermica (elevato sviluppo di calore con conseguente pericolo di
incendio). Sono composti che agevolano o mantengono la
combustione e pertanto va tassativamente evitato il loro contatto
con sostanze infiammabili;
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
ÆE
ESST
TR
RE
EM
MA
AM
ME
EN
NT
TE
E IIN
NFFIIA
AM
MM
MA
AB
BIIL
LII:: sostanze e preparati
liquidi con un punto di infiammabilità estremamente basso nonché
le sostanze e i preparati gassosi che a temperatura e a pressione
ambiente si infiammano a contatto con l’aria;
Æ
Æ FFA
AC
CIIL
LM
ME
EN
NT
TE
E IIN
NFFIIA
AM
MM
MA
AB
BIIL
LII ::
∗ Sostanze o preparati che, a contatto con l’aria, a temperatura
ambiente e senza apporto di energia, possono riscaldarsi e
infiammarsi;
∗ Sostanze e preparati solidi che possono facilmente infiammarsi
a causa di un breve contatto con una sorgente di accensione e
che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo il ritiro
della sorgente di accensione;
∗ Sostanze o preparati liquidi che a contatto con l’acqua o l’aria
umida, sprigionano gas estremamente infiammabili in quantità
pericolose.
Æ IIN
NFFIIA
AM
MM
MA
AB
BIIL
LII ::sostanze e preparati liquidi con basso grado
di infiammabilità.
Le sostanze e i preparati che rientrano nelle ultime tre classi sopra
citate, non devono essere assolutamente esposte direttamente o in
prossimità di fonti di calore, fiamme/scintille;
ÆM
OSSSSIIC
CII:: sostanze e preparati che, in caso di
O T
TO
MO
OL
LT
TO
inalazione, ingestione, o penetrazione cutanea, in piccolissima
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
quantità, possono essere mortali oppure produrre lesioni cutanee
acute o croniche;
ÆT
TO
OSSSSIIC
CII:: sostanze e preparati che, in caso di inalazione,
ingestione, o penetrazione cutanea, in piccole quantità, possono
essere mortali oppure produrre lesioni cutanee acute o croniche;
ÆC
CA
AN
NC
CE
ER
RO
OG
GE
EN
NII:: sostanze e preparati che in caso di
inalazione, ingestione, o penetrazione cutanea possono provocare il
cancro o aumentarne la frequenza;
ÆM
MU
UT
TA
AG
GE
EN
NII:: sostanze e preparati che in caso di inalazione,
ingestione, o penetrazione cutanea possono produrre difetti
genetici o ereditari o aumentarne la frequenza;
ÆT
TO
OSSSSIIC
CII PPE
ER
R IIL
LC
CIIC
CL
LO
OR
RIIPPR
RO
OD
DU
UT
TT
TIIV
VO
O:: sostanze e
preparati che in caso di inalazione, ingestione, o penetrazione
cutanea possono provocare, o rendere più frequenti, effetti nocivi
non ereditari nella prole o danni a carico della funzione o delle
capacità riproduttive maschili o femminili;
ÆN
NO
OC
CIIV
VII:: sostanze e preparati che in caso di inalazione,
ingestione, o penetrazione cutanea possono essere mortali oppure
provocare lesioni acute o croniche;
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
ÆC
CO
OR
RR
RO
OSSIIV
VII:: sostanze o preparati che a contatto con i tessuti
vivi possono esercitare su di essi un’azione distruttiva.
Æ SSE
EN
NSSIIB
BIIL
LIIZ
ZZ
ZA
AN
NT
TII:: sostanze e preparati che in caso di
inalazione, ingestione, o penetrazione cutanea, possono dar luogo
ad una reazione di ipersensibilizzazione per cui una successiva
esposizione alla sostanza o al preparato produce effetti avversi
caratteristici;
Æ IIR
RR
RIIT
TA
AN
NT
TII:: sostanze o preparati non corrosivi il cui diretto,
prolungato e ripetuto con la pelle o con le mucose, può provocare
una reazione infiammatoria. I rischi presentati da tali agenti sono di
entità minore rispetto a quelli associati agli altri agenti sopra
descritti ,ma ciò non significa che anche essi non debbano essere
manipolati con cautela evitandone il contatto e l’esposizione.
ÆP
PE
ER
RIIC
CO
OL
LO
OSSO
O PPE
ER
RL
L’’A
AM
MB
BIIE
EN
NT
TE
E:: sostanze e preparati
che, qualora si diffondono nell’ambiente presentano, o possono
presentare rischi immediati o differiti per una o più delle
componenti ambientali. Tali agenti non devono mai essere dispersi,
neanche in minima quantità, nell’ambiente. Si deve provvedere
obbligatoriamente all’attivazione delle opportune procedure
smaltimento dei rifiuti contaminati da detti agenti.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
IL RISCHIO CHIMICO DIPENDE DA:
⇒CARATTERISTICHE
PROPRIE
DELL’AGENTE
(PERICOLOSITA’);
⇒
ENTITA’ DELL’ESPOSIZIONE;
⇒
DURATA DELL’ESPOSIZIONE;
⇒
CARATTERISTICHE DEL SOGGETTO ESPOSTO.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
SISTEMI
INFORMATIVI
DI
BASE
VOLTI
ALL’ELIMINAZIONE E/O AL CONTENIMENTO DEI
RISCHI ASSOCIATI ALLA MANIPOLAZIONE DEGLI
AGENTI CHIMICI
SONO COSTITUITI FONDAMENTALMENTE DA:
ð ETICHETTE
ð SCHEDE TECNICHE DI SICUREZZA
ð NORME DI BUONA PRASSI
ð NORME DI SICUREZZA
ð NORME TECNICHE
ð PROCEDURE OPERATIVE STANDARD
ð FONTI DI LETTERATURA
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
SIMBOLI E INDICAZIONI DI PERICOLO ATTUALMENTE PREVISTI
DALLA U.E. PER SOSTANZE E PREPARATI PERICOLOSI
SIMBOLI ASSOCIATI AI RISCHI PER LA SICUREZZA (CHIMICO-FISICI)
E
F+/F
O
Esplosivo
Estremamente/Facilmente
Comburente
infiammabile
SIMBOLI ASSOCIATI AI RISCHI PER LA SALUTE (TOSSICOLOGICI)
T+/T
Xn
Xi
C
Altamente
Nocivo
irritante
Corrosivo
Tossico/Tossico
SIMBOLO ASSOCIATO AI RISCHI PER L’AMBIENTE
N
Pericoloso per l’ambiente
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
ALCUNE FRASI DI RISCHIO attualmente previste
dalla U.E. per sostanze e preparati pericolosi
FRASI R (R1 – R68)
R1 = esplosivo allo stato secco
R4 = forma composti metallici esplosivi molto sensibili
R5 = pericolo di esplosione per riscaldamento
R10 = infiammabile
R14 = reagisce violentemente con l’acqua
R17 = spontaneamente infiammabile all’aria
R20 = nocivo per inalazione
R29 = a contatto con l’acqua libera gas tossici
R31 = a contatto con acidi libera gas tossici
R32 = a contatto con acidi libera gas altamente tossici
R34 = provoca ustioni
R37 = irritante per le vie respiratorie
R40 = possibilità di effetti irreversibili
R44 = rischio di esplosione per riscaldamento in ambiente
confinato
R45 = può provocare il cancro
R46 = può provocare alterazioni genetiche ereditarie
R47 = può provocare malformazioni congenite
R49 = può provocare il cancro per inalazione
R51 = tossico per gli organismi acquatici
R59 = pericoloso per lo strato di ozono
R60 = può ridurre la fertilità
R61 = può danneggiare i bambini non ancora nati
R40 sarà sostituita dalla frase: “possibilità di effetti
cancerogeni – prove insufficienti” (XXVIII adeguamento)
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
ALCUNE COMBINAZIONI DELLE
FRASI DI RISCHIO
R 14/15 = reagisce violentemente con l’acqua liberando gas
facilmente infiammabili
R20/21/22 = nocivo per inalazione, contatto con la pelle e
per ingestione
R21/22 = nocivo a contatto con la pelle e per ingestione
R39/23/25 = tossico: pericolo di effetti irreversibili molto
gravi per inalazione ed ingestione
R40/21 = nocivo: possibilità di effetti irreversibili a
contatto con la pelle
R48/23/24/25 = tossico: pericoli di gravi danni alla salute in
caso di esposizione prolungata a contatto con la pelle e per
ingestione
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
ALCUNI CONSIGLI DI PRUDENZA attualmente
previsti dalla U.E. per sostanze e preparati pericolosi
FRASI S (S1- S 64)
S1 = conservare sotto chiave
S3 = conservare in luogo fresco
S5 = conservare sotto … (liquido appropriato da indicarsi
da parte del fabbricante)
S6 = conservare sotto … (gas inerte da indicarsi da parte
del fabbricante)
S8 = conservare al riparo dall’umidità
S9 = conservare il recipiente in luogo ben ventilato
S12 = non chiudere ermeticamente il recipiente
S13 = conservare lontano da alimenti o mangimi a da
bevande
S14 = conservare lontano da … (sostanze incompatibili da
precisare da parte del produttore)
S16 = conservare lontano da fiamme e scintille – Non
fumare
S20 = non mangiare né bere durante l’impiego
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
ALCUNE COMBINAZIONE DEI
CONSIGLI DI PRUDENZA
S3/9/14 = conservare in luogo fresco e ben ventilato
lontano da ….. (materiali incompatibili da precisare da
parte del fabbricante)
S7/8 = conservare il recipiente ben chiuso al riparo
dall’umidità
S7/47 = tenere il recipiente ben chiuso e a temperatura non
superiore a … °C (da precisare da parte del fabbricante)
S20/21 = non mangiare, né bere, né fumare durante
l’impiego
S24/25 = evitare il contatto con gli occhi e con la pelle
S36/37 = usare indumenti protettivi e guanti adatti
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
LE 16 VOCI OBBLIGATORIE DELLA SCHEDA
TECNICA DI SICUREZZA
1) identificazione del preparato e della società produttrice,
2) composizione/informazione sugli ingredienti,
3) identificazione dei pericoli,
4) misure di primo soccorso,
5) misure antincendio,
6) misure in caso di fuoriuscita accidentale,
7) manipolazione e stoccaggio,
8) controllo dell’esposizione/protezione individuale,
9) proprietà fisiche e chimiche,
10) stabilità e reattività,
11) informazioni tossicologiche,
12) informazioni ecologiche,
13) considerazioni sullo smaltimento,
14) informazioni sul trasporto,
15) informazioni sulla regolamentazione,
16) altre informazioni.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
ALCUNE INDICAZIONI SULLE CORRETTE MODALITA’
DI CONSERVAZIONE E DI TRASPORTO DEI COMPOSTI
CHIMICI
I.
CONSERVAZIONE
1) Le sostanze chimiche devono essere riposti in armadi adeguati o in
apposite scaffalature, suddivise per classi di rischio, valutando
attentamente le caratteristiche di incompatibilità (ad esempio
comburenti separati dagli infiammabili, acidi separati dalle basi etc.).
2) I solventi ed i prodotti infiammabili devono essere custoditi in
armadi metallici dotati di un dispositivo di aspirazione e di bacino di
contenimento. I prodotti molto volatili, con temperatura di
ebollizione prossima o inferiore a quella ambiente devono essere
conservati a basse temperature in appositi frigoriferi antideflagranti.
3) Gli agenti tossici e quelli nocivi per inalazione devono essere
custoditi in appositi armadi metallici dotati di sistemi di aspirazione.
4) Gli acidi e le basi concentrate vanno conservati in armadi muniti di
bacino di contenimento realizzato in materiale resistente e di capacità
adeguata a contenere il reagente in caso di fuoriuscita accidentale.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
5) Nei locali di deposito deve essere garantita una buona ventilazione,
naturale o forzata, al fine di evitare il raggiungimento di
concentrazioni pericolose di gas o di vapori. Inoltre, detti locali
devono essere protetti dalle alte temperature estive mediante
opportuni sistemi di condizionamento ed eventuali dispositivi di
controllo della temperatura.
6) Sia nei locali di deposito come pure in quelli di utilizzo devono
essere disponibili mezzi idonei per intervenire in caso di incidenti
ipotizzabili (ad esempio: sostanze assorbenti per eventuali
sversamenti, mezzi estiguenti adatti e dispositivi di protezione
individuale adeguati).
7) Sarebbe opportuno annotare su appositi registri di carico e scarico
ogni movimentazione dei prodotti da e per i magazzini, al fine
conoscere con esattezza i quantitativi in giacenza e per evitare
movimentazioni non rispondenti alle reali necessità di utilizzo.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
INCOMPATIBILITA’ FRA LE SOSTANZE
Categoria-sostanza
Incompatibilità
Conseguenza
Carburanti
Infiammabili e combustibili
Incendio-esplosione
Acetilene
Rame, argento, cloro
Incendio-esplosione
Ossigeno
Olii e grassi, idrogeno, tutti gli
infiammabili
Incendio-esplosione
Acqua ossigenata
Rame, cloro, ferro, infiammabili Decomposizione, incendioe combustibili
esplosione
Cianuri
Acidi
Acido cianidrico
Acidi forti
Basi concentrate
Decomposizione-esotermia
Acido nitrico
Rame, ottone, metalli pesanti
Composti nitrosi tossici
Ipocloriti
Acidi
Cloro o composti tossici
Solfuri
Acidi
Acido solforico
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
II. TRASPORTO
1) Le confezioni dei prodotti chimici, in particolare quelle in vetro, non
devono essere trasportate manualmente, ma facendo uso di appositi
contenitori che evitino eventuali spandimenti sulle superfici in caso
di rottura accidentale (nel caso in cui detti contenitori non fossero
disponibili effettuare il trasporto almeno facendo uso di contenitori
di materiale idoneo muniti di manico e cosparsi di un consistente
strato di materiale inerte sul fondo). Se le quantità da trasportare
sono elevate fare uso di appositi carrelli di trasporto (oltre ai rischi di
natura chimica si potrebbero configurare rischi dovuti alla
movimentazione manuale dei carichi).
2) Nel caso in cui si dovesse verificare la necessità di trasportare
contemporaneamente agenti di diversa natura, assicurasi che questi
siano fra loro compatibili e se così non fosse effettuare il trasporto in
tempi diversi.
3) Il trasporto delle bombole di gas compresso prevede l’utilizzo del
cappellotto di protezione, inoltre, le bombole devono essere ancorate
al mezzo di trasporto stesso mediante catena di fissaggio.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
SEGNALETICA DI SICUREZZA
SEGNALI DI AVVERTIMENTO: avvertono di un rischio o pericolo
Materiale infiammabile o alta
temperatura (1)
Materiale esplosivo
Sostanze velenose
Sostanze corrosive
Materiale comburente
Sostanze nocive irritanti
SEGNALI DI DIVIETO: vietano un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo
Vietato fumare
Divieto di spegnere con acqua
Non toccare
SEGNALI DI PRESCRIZIONE: prescrivono un determinato comportamento
Protezione obbligatoria degli occhi
Protezione obbligatoria del viso
Protezione obbligatoria delle vie
respiratorie
SEGNALI DI SALVATAGGIO: indicano la localizzazione dei presidi di sicurezza
Pronto soccorso
Lavaggio degli occhi
Doccia di sicurezza
SEGNALI DEI PRESIDI ANTINCENDIO: indicano la localizzazione dei presidi antincendio
Lancia antincendio
Estintore
Telefono per gli interventi
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
D.Lgs 626/1994 – titolo VII – PROTEZIONE DA
AGENTI CANCEROGENI E MUTAGENI
CAMPO DI APPLICAZIONE: si applica a tutte le attività nelle
quale i lavoratori sono o possono essere esposti ad agenti
cancerogeno o mutageni.
ATTIVITA’ ESCLUSE: sono escluse tutte quelle attività che
comportano l’impiego di:
⇒Cloruro di vinile monomero (D.P.R. 962/1982);
⇒Alcune amine aromatiche: 2-naftilamina e suoi sali, benzidina e
suoi sali, 4-nitrodifenile (D.Lgs 77/1992);
⇒Amianto (D.Lgs 277/1991);
⇒Radiazioni ionizzanti (D.Lgs 230/1995 e D.Lgs 241/2000).
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
CANCEROGENO - si intende per cancerogeno:
1. Sostanza appartenente alle categorie 1 o 2 secondo quanto
stabilito dal D.M.28 aprile 1997;
2. Preparato contenente una o più sostanze di cui al punto 1;
3. Interi processi lavorativi:
- produzione di auramina metodo Michler,
- lavori che espongono ad I.P.A. presenti nella fuliggine, catrame,
pece, fumo o polveri di carbone,
- lavori che espongono a polveri, fumi e nebbie prodotti durante
il raffinamento del nichel ad alta temperatura,
- processo degli acidi forti nella fabbricazione di alcool
isopropilico,
- lavori comportanti esposizione a polvere di legno duro
(monografia IARC, Lione, 1995).
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
Categoria 1: sostanze note per gli effetti cancerogeni sull’uomo. Esistono
prove sufficienti per stabilire un nesso causale tra l’esposizione e lo
sviluppo della neoplasia.
Simbolo: tossico
Frasi di rischio: R45 (può provocare il cancro) e R49 (può provocare il cancro per
inalazione)
Categoria 2: sostanze che dovrebbero considerarsi cancerogene per
l’uomo. Esistono elementi sufficienti per ritenere verosimile che
l’esposizione possa determinare l’insorgere della neoplasia (adeguati studi
a lungo termine su animali, altre informazioni specifiche.
Simbolo: tossico
Frasi di rischio: R45 (può provocare il cancro) e R49 (può provocare il cancro per
inalazione)
Categoria 3: sostanze da considerarsi con sospetto per i possibili effetti
cancerogeni sull’uomo. Le informazioni disponibili non sono sufficienti
per stabilire la correlazione diretta tra esposizione e comparsa della
neoplasia.
Simbolo: nocivo.
Frasi di rischio: R68 (possibilità di effetti cancerogeni- prove insufficienti)
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
1)
IDENTIFICAZIONE DEL RISCHIO per agenti cancerogeni
o mutageni
ELEMENTI UTILI:
Etichettatura
Scheda di sicurezza
Dati di letteratura
2)
VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE
ELEMENTI UTILI:
Monitoraggio ambientale (es. TLV)
Monitoraggio biologico
BIOMARKERS DI ESPOSIZIONE
BIOMARKERS DI EFFETTO
Fornisce informazioni sulla dose
assorbita dal soggetto esposto
riferibile alla durata dell’esposizione
Fornisce informazioni circa i possibili
danni a carico del lavoratore esposto
Ricerca della sostanza o dei suoi
metaboliti in liquidi corporei o nei tessuti
Rientrano in questa categoria gli indicatori di
dose interna (es. acido metilarsinico nelle urine
dei lavoratori esposti al triossido di arsenico)
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Servizio Prevenzione e Protezione dell’Università degli Studi di Perugia
3)
STIMA DEL RISCHIO
ELEMENTI UTILI:
Dati Epidemiologici
Dati Clinici
Modelli Matematici
VSD (Virtually Safe Dose = Dose Virtualmente Sicura) = ossia dose di
un determinato agente, che provoca solo 1 caso di TUMORE su 1
MILIONE di animali, somministrato per l’intero arco della vita
dell’animale stesso
Se l’assunzione di un cancerogeno o mutageno
è inferiore alla VSD, l’esposizione è da ritenersi
sicura.
La durata dell’esperimento è
di 2 anni equivalente ad una
vita media nell’uomo di 70
anni.
Dott.ssa Lucia PAMPANELLA
Fly UP