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Dove finisce l`agglomerato Zurigo, dove inizia quello di Ginevra?

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Dove finisce l`agglomerato Zurigo, dove inizia quello di Ginevra?
Dipartimento federale dell'interno DFI
Ufficio federale di statistica UST
Direzione
Michel A. Kammermann, vicedirettore dell’UST, capo della Divisione economia spaziale
Dove finisce l’agglomerato Zurigo, dove inizia quello di Ginevra?
Testo tradotto dal tedesco
La Svizzera è uno Stato urbano. Tre quarti della popolazione vivono in città o agglomerati. Gli
agglomerati svizzeri, che attualmente sono 50, sono ridefiniti e delimitati ogni dieci anni
dall’Ufficio federale di statistica (UST). L’urbanizzazione dinamica, il contesto politico e dati in
costante mutazione impongono un ripensamento della definizione attuale.
La Svizzera è un paesaggio urbano? È composta dalle due aree metropolitane di Ginevra e Zurigo, che
abbracciano buona parte della Svizzera? O è rurale, verde, con ghiacciai azzurri e prati grassi punteggiati di fattorie? È un fatto che oggi quasi il 75% della popolazione svizzera vive in città e agglomerati. È
un fatto però anche che il 26% della Svizzera è costituito da superfici improduttive, il 32% da alberi e
arbusti e un altro 37% da superfici agricole utili. L’immagine della Svizzera che domina la percezione
del pubblico, quella urbana o quella rurale, dipende dallo spirito del tempo o dai problemi politici, economici o sociali.
Negli ultimi anni le discussioni si sono concentrate sempre più sulla Svizzera urbana. Parallelamente
alla globalizzazione, i riflettori sono stati puntati anche sulla “metropolizzazione”. Alle città e agli agglomerati è attribuito un significato economico, sociale e culturale particolare. La competitività della piazza
economica e del Paese di residenza Svizzera dipende in misura determinante dal funzionamento degli
agglomerati. Tutto ciò e le sfide sempre più complesse poste a questi paesaggi urbani si sono tradotti
nell’articolo 50 della Costituzione federale, in cui si afferma espressamente che nell’ambito del suo agire la Confederazione prende in considerazione la particolare situazione delle città e degli agglomerati.
Tra le conseguenze concrete figurano la politica degli agglomerati della Confederazione nonché la nuova impostazione della perequazione finanziaria (NPC) e del fondo strutturale, che riserva sei miliardi di
franchi per il miglioramento del traffico negli agglomerati.
Il concetto di agglomerato è definito
Su questo sfondo e conoscendo gli ingenti mezzi di promozione assume ancora più importanza un interrogativo: fino a dove va l’agglomerato? Quali Comuni vi fanno parte? E quali Comuni sono invece
rurali e hanno quindi diritto alla promozione regionale? A differenza del pubblico e probabilmente anche
degli ambienti politici, gli statistici hanno riconosciuto molto presto l’importanza delle tipologie geografiche. Già nel 1930, l’UST ha calcolato per la prima volta la delimitazione degli agglomerati con una formula, la cui struttura di base è stata mantenuta fino al 1970. Questa formula si basava sull’unità degli
spazi urbani formali e strutturali: un agglomerato comprendeva al massimo l’area urbana edificata in
modo continuo. Tale formula non poteva tuttavia essere rispettata sistematicamente. In molti casi, gli
interessi regionali avevano la meglio sul principio dell’applicazione unitaria della formula.
Le vere peculiarità di un agglomerato erano però da tempo mutate. L’agglomerato non era più un semplice insediamento compatto, ma offriva una molteplicità di altre funzioni rispetto al contesto rurale. Il
fenomeno più evidente era sicuramente il flusso giornaliero di pendolari verso i centri, in continua crescita. Nel 1980, la definizione di agglomerato è quindi stata oggetto di un ampliamento determinante,
basato sull’ipotesi che il fenomeno urbanizzazione non poteva essere dimostrato con un unico indicatore funzionale (flussi di pendolari), formale (coesione edilizia), quantitativo (numero di abitanti) o strutturale (struttura dei posti di lavoro). Si è quindi cercato di rispondere alla complessa costellazione
dell’urbanizzazione con una combinazione di indicatori. Per la prima volta sono stati definiti anche cinque agglomerati transfrontalieri. Fatta eccezione per l’introduzione delle aree metropolitane, nel 1990,
questa definizione è rimasta praticamente invariata fino a oggi ed è alla base degli attuali 50 agglomerati e cinque città isolate della Svizzera.
La realtà è una sfida per la delimitazione degli agglomerati
Anche se l’attuale delimitazione degli agglomerati dell’UST non riveste alcun valore giuridico, negli ultimi anni sono state formulate nuove aspettative ed esigenze nei confronti della definizione degli agglomerati, delle metropoli e delle regioni urbane e rurali da parte della politica, della statistica e della scienza. In molti casi, il perimetro degli agglomerati determinato finora a intervalli di dieci anni in base alla
definizione dell’UST non coincide con quello della collaborazione politica prevista o praticata. L’UST,
che ha l’obiettivo e il mandato di fornire alla politica, all’amministrazione e alla popolazione informazioni
e dati di validità generale e paragonabili, deve quindi chiedersi se e come può e vuole adattare la sua
definizione di agglomerato a queste realtà (vedi riquadro).
Ha senso definire un agglomerato “universale”? Questo interrogativo è contestato a livello scientifico.
Vogliamo una definizione per scopi funzionali e analitici (agglomerato come regione di analisi) o per
scopi politici (agglomerato come perimetro politico)? E con che ritmo di aggiornamento? Su questo
sfondo è emerso il concetto di “geometria variabile”. Oltre a questa sfida motivata da ragioni politicoscientifiche, la statistica ha davanti a sé altre due sfide. La prima: il censimento della popolazione del
2010 fornirà presumibilmente materiale sotto forma di dati disponibili a ritmo nettamente più frequente,
con un’ampiezza tematica maggiore, ma con un grado di dettaglio minore rispetto al 1990 e al 2000. La
seconda: le peculiarità degli agglomerati sono cambiate. Ai margini degli agglomerati si sono spesso
concentrati posti di lavoro high-tech, l’amministrazione e le imprese dei servizi si sono trasferite dai
nuclei nelle aree periferiche. Il comportamento in termini di mobilità è diventato nettamente più complesso. Gli agglomerati si sono diversificati, ma anche specializzati. Il settore dei servizi a Zurigo ha una
struttura completamente diversa che a Berna e quindi pone altri requisiti nei confronti dei criteri di definizione. Un altro fattore fondamentale per la Svizzera è costituito dal fatto che l’integrazione internazionale nelle città vicine alla frontiera è cresciuta e ha quindi un influsso determinante sull’espansione degli
agglomerati. Questi esempi, per citarne solo alcuni, impongono una riflessione approfondita sull’attuale
definizione. Tenendo conto della specializzazione funzionale degli agglomerati, anzi dell’intero spazio
vitale in Svizzera, la strada imboccata nel 1980, che interpretava l’agglomerato come una rete, deve
essere riveduta. Un compito che può essere svolto dalla statistica federale solo in stretta collaborazione
con l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), la scienza, specialisti sul terreno e i Cantoni. E
senza dimenticare di gettare uno sguardo al di là dei confini degli agglomerati: anche l’area rurale e
l’area urbana sono infatti intercorrelate. La separazione città-campagna esiste ancora nella concezione
generale, ma nella realtà non ha più la stessa valenza.
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Politica e definizione delle agglomerati
Georg Tobler, responsabile del gruppo strategico Politica degli agglomerati dell’Ufficio federale dello
sviluppo territoriale (ARE)
All’articolo 50 capoverso 3, la Costituzione federale obbliga la Confederazione a prendere in considerazione la particolare situazione delle città, degli agglomerati e delle regioni di montagna nell’ambito del
suo agire. In base a questa disposizione, alla fine del 2001 il Consiglio federale ha varato la politica
degli agglomerati della Confederazione, con funzione sussidiaria rispetto alle attività dei Cantoni, delle
città e dei Comuni. Con la sua politica degli agglomerati, la Confederazione intende segnatamente promuovere una miglior collaborazione negli agglomerati. In relazione alla definizione di agglomerato assumono rilievo tre aspetti:
- La Confederazione sostiene i progetti di collaborazione innovativi come progetti modello.
- Per migliorare il coordinamento e la collaborazione, la Confederazione propone l’elaborazione di programmi per gli agglomerati.
- Attraverso il fondo strutturale, la Confederazione mette a disposizione sei miliardi di franchi per migliorare la situazione dei trasporti negli agglomerati.
In merito alla politica degli agglomerati della Confederazione cfr. www.agglomeration.ch
Dal punto di vista della politica degli agglomerati, la definizione di agglomerato deve svolgere varie funzioni. Da un lato deve rispecchiare l’inarrestabile urbanizzazione e integrazione funzionale della Svizzera. Sulla sua base, la Confederazione intende inoltre delimitare il campo d’applicazione geografico per il
finanziamento dei trasporti negli agglomerati. La definizione favorisce così un impiego il più possibile
efficace delle finanze della Confederazione. Agli agglomerati la definizione serve da base per la discussione politica e la fissazione di un perimetro opportuno per la collaborazione. Accanto ai criteri tecnicofunzionali, entrano tuttavia sempre in gioco anche argomenti politici, come la collaborazione esistente,
divergenze d’interesse, amicizie tradizionali, ecc. Di fronte al dinamismo del fenomeno “agglomerato” è
inoltre necessario utilizzare una definizione in grado di garantire un’analisi comparativa dello sviluppo
degli agglomerati a lungo termine.
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Per maggiori informazioni:
[email protected]
http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/news.html
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